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Riflessioni sulla religiosità minima e sull'ateismo massimo

Ad un certo punto della propria vita bisognerebbe scegliere se credere solo alla materia ed essere quindi materialisti al 100%, oppure valutare l'eventualità che esistano delle proprietà dell'universo che vanno aldilà della fisica, quindi che hanno delle connotazioni metafisiche anche se non del tutto trascendentali.

Per esempio io potrei dichiararmi panteista filoparmenideo, credere che l'universo raggiunga un certo grado di consapevolezza con l'intelligenza umana, o di altre presunte extraterrestri non ancora scoperte e fino a questo livello sarei completamente materialista ametafisico.

Se però inizio a indagare sulla strana efficacia della matematica, che inserita in teorie ha delle capacità predittive sui fenomeni naturali. Vedo la presenza di essa dappertutto nella natura.


 
http://fabiomarinelli.ilcannocchiale.it/2014/03/19/indizi_sul_realismoplatonismo.html
 
Di fronte a questa evidenza (anche scientifica, ma qualcuno dice "anche no"), la matematica assume delle caratteristiche metafisiche, perché come ho detto in precedenza non c'è un posto fisico dove contenerla, se l'universo fosse un programma in esecuzione distinguiamo gli algoritmi del programma, ma anche in questo caso per noi sarebbe metafisica, perché non vediamo il supporto fisico del programma.

Solo in caso che l'universo faccia da supporto fisico del programma e sia esso stesso il programma, allora la matematica perderebbe la sua qualità metafisica, e il tutto diventerebbe un semplice panteismo materialista.

Ma quest'ultimo sarebbe solo un caso particolare.

Tutte le altre credenze in cui ci sia un minimo di metafisica implicano una religiosità minima anche se paragonabile alla superstizione:


Chi ricorre a forme di superstizione descritte in questo elenco non può legittimamente considerarsi cattolico, ma nemmeno ateo.

 

Pubblicato il 10/10/2014 alle 7.59 nella rubrica filosofia.

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