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Nodo scorsoio del Pil su Grillo
post pubblicato in economia, il 8 febbraio 2019



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Salvabanche: famigerata e necessaria perchè?
post pubblicato in economia, il 19 luglio 2018


A proposito della famigerata legge salvabanche volevo fare alcune precisazioni perchè ho notato che in giro c'è parecchia confusione:
  1. le banche sono state salvate in 2 modi: a) nazionalizzazione della maggioranza del MPS; b) meccanismo bad bank e new bank per le altre più piccole;
  2. la legge salvabanche non è una legge salvabanchieri perchè la maggioranza di loro sono indagati per Bancarotta Fraudolenta, Frode, Falso in bilancio, Falso prospetto e truffa per assenza di prospetto informativo;
  3. siccome in Italia molto prima del "bail in" esisteva già la protezione dei depositi fino a 100.000 euro, per lo Stato che siamo noi, è obbligatorio salvare le banche perchè farle fallire costerebbe di più, in quanto bisognerebbe risarcire tutti i correntisti;
  4. anche se non sembra l'Italia è un paese capitalistico, quindi le banche vanno salvate perchè la loro presenza costituisce un moltiplicatore monetario fino a circa 9 volte (con riserva frazionaria > 10% dopo Basilea3), quindi facendole fallire si creerebbe una depressione economica micidiale, con evaporazione dei crediti scritti nei libri contabili;
  5. la nazionalizzazione del MPS ha per ora salvato i piccoli investitori, ci hanno rimesso solo gli speculatori;
  6. Invece per le piccole banche ci sono state più vittime, però bisogna dire che un piccolo risparmiatore non dovrebbe mai fare un investimento che non capisce;
  7. Investire in BOT e BTP è già un atto capitalistico, investire in azioni bancarie e obbligazioni subordinate è un atto ultracapitalistico, mi fa ridere la gente che critica i comunisti, fanno i capitalisti e poi quando perdono i soldi si comportano come i comunisti;
  8. qualsiasi governo si fosse trovato in questa situazione avrebbe dovuto comunque salvare le banche;
  9. ci sono responsabilità del governo Monti che avrebbe dovuto ricapitalizzare le banche quando le leggi UE erano più favorevoli;
  10. ci sono responsabilità della Banca d'Italia e Consob che avrebbero dovuto intensificare i controlli. La B.d'I. costrinse MPS a salvare Banca 121 e Antonveneta, non prevedendo il moltiplicarsi degli sportelli appartenenti alla stessa banca nelle stesse piazze, e penalizzando gli imprenditori che avevano fidi contemporaneamente nelle 3 banche, che furono costretti a rientrare;
  11. oltre ai banchieri che hanno concesso crediti "immeritati" e incongrui alle imprese, bisogna dire che gli imprenditori non hanno restituito 200 miliardi alle banche, quindi la loro responsabilità è altissima!
(by Fabio Marinelli)
Statistica ricchezza media e mediana 2010-2016 della Credit Suisse.
post pubblicato in economia, il 12 settembre 2017


Statistica ricchezza media e mediana 2010-2016 della Credit Suisse.


preso da http://publications.credit-suisse.com/tasks/render/file/index.cfm?fileid=AD6F2B43-B17B-345E-E20A1A254A3E24A5

Perché le banche sono tanto odiate? Un decalogo per tirarle fuori dai guai
post pubblicato in economia, il 6 luglio 2017


scritto da il 03 Luglio 2017

La reputazione delle banche è ai minimi storici. La fiducia nei loro confronti pure. Ogni poco ne fallisce una. I correntisti hanno paura, i risparmiatori non si sentono tutelati, i cittadini considerano ingiusto che – con denaro pubblico – si salvi chi, per mero guadagno, ha provocato la crisi.

Eppure, il loro ruolo è fondamentale. Senza banche l’economia non gira. Per funzionare, il sistema economico ha bisogno di: 1) banche commerciali, che raccolgano (con obbligo di rimborso) il risparmio domestico e lo trasformino in investimenti produttivi nell’economia reale; e 2) banche d’investimento, che assistano le imprese nelle operazioni straordinarie (aumenti di capitale, emissione e collocamento di titoli, acquisizioni, fusioni, ristrutturazioni, cessioni, scissioni) e amministrino i patrimoni privati (gestione di portafoglio attraverso fondi d’investimento).

Perché siamo arrivati a questo punto? Per mancanza di visione, avidità, poca professionalità. Negli ultimi 30 anni, le banche non hanno risposto in maniera adeguata ai cambi macroeconomici e alle dinamiche di settore. Hanno rinunciato a capire la complessità del contesto e si sono concentrate sulla ricerca del profitto a breve termine. In altre parole, hanno dimenticato il loro ruolo nella creazione di valore economico e sociale, finendo per operare in opposizione alle esigenze di produzione, crescita e occupazione. Nel loro “modello di business”, l’attività di intermediazione del credito è diminuita ed è aumentata quella d’investimento nei mercati finanziari, con una maggiore assunzione di rischi. Sotto l’occhio a volte impreparato e spesso compiacente dei regolatori, sono progressivamente venuti a mancare tre elementi essenziali del settore bancario, quali: 1) l’equilibrio tra i rapporti di attività e passività (i.e.: la struttura dello “stato patrimoniale” è diventata più fragile); 2) la professionalità – e spesso l’onestà – di molti banchieri;  e, inevitabilmente, 3) la fiducia dei clienti nella loro banca. Un (non breve) excursus storico chiarirà quanto affermato.

Dopo la II guerra mondiale il circolo è virtuoso: l’economia reale cresce, le banche prestano (e guadagnano). Fino agli anni ‘70, le banche commerciali seguono un “modello di business” tradizionale: raccolgono i depositi delle famiglie e – dopo un’analisi di rischio – fanno prestiti a imprenditori e aziende. La struttura del loro “stato patrimoniale” è semplice e chiara: i depositi vengono classificati come passività (parte del “passivo”), mentre i prestiti al settore reale – una volta concessi – diventano attività (parte dell’“attivo”).

Grazie all’intermediazione del credito, le banche svolgono anche una (più o meno consapevole) funzione di sviluppo, essenziale alla crescita: garantiscono che risorse limitate finanzino progetti meritevoli – per lo più investimenti del settore privato. In altre parole, i prestiti bancari (l’“attivo”), stimolando l’attività economica, contribuiscono alla crescita del prodotto interno lordo (Pil) e ad un aumento dell’occupazione. Una forte domanda d’investimento viene dal settore tecnologico-informatico, trainato da innovazioni pro-produttività. Tassi di interesse elevati garantiscono una redditività più che buona.

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Negli anni ’80 la crescita dipende dal debito, e il capitalismo finanziario prende il sopravvento sul capitalismo industriale. Nei paesi avanzati, l’invecchiamento della popolazione riduce i consumi e aumenta il risparmio. I tassi di interesse reali a lungo termine iniziano a scendere. La crescita economica decelera e dipende sempre più dall’accumulazione di debito (privato e pubblico).  Con la liberalizzazione dei movimenti di capitale, le dimensioni del settore finanziario rispetto al Pil si espandono. Con la “finanziarizzazione” dell’economia (financialization), chi gestisce il denaro (l’economia finanziaria) diventa più importante di chi produce beni e servizi (l’economia reale). La finanza diventa essa stessa “prodotto” – inizio e fine del ciclo produttivo – e mette in secondo piano il ciclo produttivo tradizionale, in cui il prodotto dipende dall’interazione tra territorio, impresa, capitale, lavoro e tecnologia. Non è un fenomeno nuovo: negli Stati Uniti era già successo tra fine 1800 e inizio 1900, quando – con la nascita dei grandi trust e la conseguente accumulazione (e concentrazione) di ricchezza e potere – un settore finanziario sempre piu` grande e complesso mise le basi per la crisi del 1929.

Negli anni ’90 si riduce la  domanda di credito, i profitti scendono. Nonostante la costante riduzione dei tassi di interesse, la domanda di credito scende. La grandi aziende, “Corporate America” in testa,  iniziano ad ammassare liquidità sotto forma di cash e asset a breve. Le banche fanno sempre meno prestiti e vedono scemare la loro principale fonte di guadagno, il “reddito da interessi” (interest income). Le passività (il risparmio delle famiglie) non rendono. Per farle fruttare, le banche adocchiano i proventi da “commissioni e provvigioni” (fee income); per accedervi, devono essere in grado di investire i depositi.

Per tornare a guadagnare, le banche spingono la deregulation. In grado di influenzare il policymaking, l’oligarchia finanziaria spinge per una forte deregolamentazione del settore. Negli Stati Uniti, nel 1999 viene abrogata, sotto la presidenza Clinton, la legge Glass-Steagall – approvata nel 1933, durante la presidenza Roosevelt, per separare banca commerciale e banca d’investimento. Le banche d’investimento possono tornare a fondersi con le banche commerciali, rendendo così il “passivo” di queste ultime (le risorse dei depositanti) disponibile ad essere investito.

Attratte dagli alti rendimenti dei mercati finanziari, le banche investono – invece che prestare all’economia reale (e tradiscono il rapporto fiduciario con i depositanti). Sempre meno regolamentati, gli istituti di credito adottano un “modello di business” più rischioso: 1) diminuiscono l’attività di prestito all’economia reale (percepita come un esercizio laborioso e meno redditizio); 2) delegano il controllo dei rischi alle (spesso compiacenti) agenzie di rating; e 3) assumono maggiori rischi, investendo le proprie passività (i depositi delle famiglie) nei mercati finanziari, in crescita in quel momento. Il rapporto fiduciario si incrina: con i risparmi loro affidati, le banche fanno investimenti a rischio.

La redditività aumenta, ma il contributo delle attività bancarie alla crescita del Pil e alla generazione di posti di lavoro diminuisce. Le banche entrano in operazioni sempre più distanti da quelle di intermediazione del credito tra depositanti (risparmiatori) e mutuatari (imprenditori e aziende). La struttura del loro “stato patrimoniale” cambia significativamente, soprattutto per quanto riguarda la composizione dell’“attivo”, più esposto a strumenti finanziari redditizi ma rischiosi – quali azioni, obbligazioni e mercato immobiliare. Gli strumenti finanziari illiquidi aumentano i rischi di valutazione e dunque di contagio: in caso di caduta dei mercati, gli  “attivi”- iscritti a costo storico nello “stato patrimoniale” – devono essere valutati a prezzo di mercato (mark to market). Per mitigare (e per nascondere) i rischi, le banche comprano prodotti derivati over-the-counter (Otc).

Le banche diventano sempre più grandi, standardizzate, staccate dal territorio. Alla ricerca di economie di scala per diluire i rischi assunti e diminuire i costi, le grandi banche si dedicano a attività di fusione e acquisizione (M&A). Con il beneplacito dei regolatori, comprano piccole banche locali, riducendo la concorrenza e aumentando la concentrazione del settore.

Le banche locali – tradizionalmente dotate di rapporti di lunga data e di informazioni qualitative – perdono la relazione privilegiata con i propri clienti e subiscono una standardizzazione dei processi, delle impostazioni aziendali (corporate settings) e del “modello di business”, perdendo importanti vantaggi, quali: a) la capacità di monitorare i rischi delle famiglie e delle imprese locali; e b) la libertà nell’allocazione dei loro depositi. I prestiti al settore privato locale diminuiscono ulteriormente, le piccole e medie imprese (Pmi) vengono private del credito, si crea sempre meno occupazione.

Aumenta la complessità del sistema finanziario. Le grandi banche, “too big to fail”, ignorano i dettami del regolatore. Il sistema finanziario diventa più concentrato e complesso, con meno istituzioni ma di dimensioni maggiori,dipendenti l’una dall’altra per la loro sopravvivenza. Spesso, le banche fanno prestiti senza che nel loro “stato patrimoniale” sia presente la corrispondente passività (un deposito); di fatto – creando un attivo per sé e potere di acquisto per il prestatario – battono moneta. I modelli standardizzati delle agenzie di rating non riescono a catturare adeguatamente i rischi. Nel corso del tempo, le banche assumono rischi finanziari sempre maggiori, in gran parte non controllati, e alcune diventano “troppo grandi per fallire” (“too big to fail”), per essere regolate e per poter funzionare. Aumentano i rischi sistemici: più la banca è grande e più è propensa a rompere le regole. Negli Stati Uniti, le 10 più grandi istituzioni finanziarie controllano il 75 per cento degli attivi del settore bancario.

Scoppia la crisi del 2008, le banche vengono salvate. Nell’autunno del 2008, il mercato interbancario smette di funzionare,  gli istituti di credito non si scambiano il denaro tra loro e senza l’intervento delle autorità monetarie – che iniettano abbondante liquidità – il mondo della finanza collasserebbe. Le banche centrali forniscono finanziamenti a costo zero e la possibilità di riparare lo “stato patrimoniale” acquistando debito pubblico (garantito dal loro stesso intervento, e dunque privo di rischi).

Socializzazione delle perdite, privatizzazione dei guadagni, bassa crescita. I cittadini provano rabbia e diffidenza, e denunciano l’ingiustizia: le perdite derivanti dall’assunzione di rischi eccessivi divengono pubbliche, mentre i precedenti guadagni rimangono privati. I mercati finanziari non hanno trasformato il risparmio in ricchezza. Ancora una volta, la composizione dello “stato patrimoniale” delle banche cambia: le passività (i depositi dei risparmiatori) sono ora allocate in attivi più sicuri e a redditività più bassa: titoli di stato e depositi presso le banche centrali. I prestiti al settore privato diminuiscono ulteriormente. La crescita ristagna. Aumenta la percentuale degli “attivi sicuri” sul totale degli “attivi bancari”, impattando negativamente il conto economico: le banche guadagnano meno.

La regolamentazione diventa più attenta, aumentano i requisiti patrimoniali prudenziali. L’ambiente normativo e regolatorio si fa più severo, volto a sviluppare la resistenza del sistema bancario sia all’incertezza che alle turbolenze. Gli Accordi di Basilea obbligano le banche ad aumentare il loro capitale statutario in base ai rischi che hanno in bilancio (Basilea III richiede il 4,5 per cento di Common Equity Tier 1), costringendo le banche tradizionali a scegliere tra una minore redditività e il rischio di ricevere sanzioni. Oggi, le banche che combinano l’attività di banca commerciale e d’investimento sono poche – ma tutte di grandi dimensioni: esempi sono Citi, JPMorgan, Bank of America, Deutsche.

Le banche prestano meno e guadagnano meno. La redditività bancaria soffre: a) condizioni macroeconomiche più deboli; b) scarsezza di capitale impiegabile in attività di prestito; c) una riduzione delle commissioni e del reddito generato dal trading; e d) aumento dei costi ricorrenti. Soffrono in particolare le istituzioni (compagnie di assicurazione e di fondi pensione) che offrono prodotti a rendimento garantito a lungo termine. La riduzione dei costi diventa imprescindibile.

Negli ultimi 10 anni il quadro macroeconomico diventa ancora più difficile. I tassi di interesse reali continuano il loro declino e la crescita ristagna (stagnazione secolare): a) alti livelli di debito – sia pubblico che privato – limitano gli investimenti e la crescita della produttività; b) la disoccupazione mantiene i salari fermi e i redditi reali stagnanti, indebolendo la domanda aggregata; e c) la riduzione della leva finanziaria incrementa i risparmi programmati. Il risparmio globale delle grandi aziende, Corporate America in testa, sale nel 2015 a quasi il 14 per cento del Pil mondiale, dal 9 nel 1980. L’innovazione rallenta il ritmo e – di conseguenza – la produttività scende. Il settore reale riduce ulteriormente la sua domanda di credito, con un impatto negativo sulla redditività.

Il contesto competitivo sta cambiando ancora. L’attività bancaria è in trasformazione. La tecnologia agevola i concorrenti non tradizionali: le piattaforme digitali, le blockchains e l’autenticazione biometrica per le transazioni di pagamento stanno riducendo i posti di lavoro. Con l’electronic banking, le filiali diventano ridondanti. Il “sistema bancario ombra” (shadow banking) è in crescita costante. Diviene più sottile la linea di confine tra conformità legale e fiscale da un lato, e il mantenere il segreto bancario dall’altro. L’aumento della disuguaglianza e la concentrazione della ricchezza portano a una crescita dei depositi dei super-ricchi (ultra high-net-worth individuals – individui dotati di un patrimonio netto di almeno 30 milioni in dollari del 2012), mentre l’incertezza spinge la domanda di asset sicuri.

Cosa succederà? In futuro, le banche continueranno ad affrontare un contesto difficile e una diminuzione della redditività a causa di: a) complesse prospettive macroeconomiche e politiche; b) una regolamentazione sempre più coercitiva; e c) l’aumento della concorrenza da parte del “sistema bancario ombra” e delle aziende fintech. Nei prossimi anni le banche internazionali continueranno ad allontanarsi dall’attività di retail banking e a vendere le franchigie in perdita. Le banche regionali avranno maggiori opportunità. Negli Stati Uniti, il presidente Trump e il Congresso spingeranno per una maggiore deregolamentazione. L’Unione Europea si concentrerà sullo sviluppo di meccanismi di assicurazione e di salvataggio dei depositi, ma le vulnerabilità del settore finanziario non saranno affrontate di petto; de facto, come in Giappone, tassi di interesse negativi tasseranno le banche che mantengono riserve, senza incoraggiare l’attività di prestito. Trattamenti fiscali diversi in giurisdizioni diverse creeranno forti divergenze.

Per sopravvivere, è necessaria una gestione più capace e responsabile, non un capitale più elevato. Quando l’economia reale cresce, le banche fanno profitti, e a loro volta – grazie all’esercizio del  credito – favoriscono produzione, crescita e occupazione. Il circolo è virtuoso. Senza crescita dell’economia reale, invece, le banche tendono a dimenticare il loro ruolo di intermediazione; anziché facilitare la crescita cercano profitti in altro modo, nelle attività di investimento a rischio e di M&A.

Ecco il decalogo. A lungo termine, tuttavia, prospereranno solo le banche in grado di:

1) capire la complessità del contesto;

2) puntare su competenza, professionalità e specchiata moralità dei propri dirigenti;

3) creare valore economico e sociale attraverso l’intermediazione del credito e il monitoraraggio dei rischi;

4) trovare una presenza geografica ottimale per le loro operazioni;

5) ridurre la loro vulnerabilità alle pressioni regolatorie (in particolare, a un aumento dei requisiti patrimoniali e all’irrigidimento di autorizzazioni e regolamenti);

6) collaborare con le autorità monetarie per:

  a) affrontare la minaccia sistemica derivante da attività non regolamentate (su tutte, shadow banking e fintech);

  b) migliorare l’attività regolatoria, richiedendo maggiore competenza e meno automatismi dettati da meri modelli quantitativi; e

c) trovare il giusto equilibrio tra conformità legale e fiscale da un lato, e segreto bancario dall’altro;

7) utilizzare la concorrenza tra shadow banks e fintechs a proprio vantaggio;

8) rimanere redditizie, aumentando l’efficienza e riducendo il costo dei loro modelli operativi attraverso ristrutturazioni, chiusura di succursali e digitalizzazione dei processi;

9) mantenere l’equilibrio tra i rapporti di attività e passività affinché il loro “stato patrimoniale” sia solido; e – cosa più importante:

10) ristabilire il rapporto di fiducia e una relazione privilegiata con i propri clienti, prestando servizi utili a soddisfare le loro esigenze, quali una gestione patrimoniale personalizzata, con capacità di riservatezza e protezione dei dati.


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permalink | inviato da fabio1963 il 6/7/2017 alle 13:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Ecco perchè l'economia italiana non si riprende...
post pubblicato in economia, il 23 marzo 2017


C'è un grande problema demografico in Italia: nascono circa 50.000 bambini in meno all'anno di quelli che servirebbero x sostituire i vecchi.
Poi emigrano circa 100.000 giovani con titolo di studio ogni anno.
Vengono sostituiti da 150.000 migranti che hanno un titolo di studio equivalente a -3. Sì avete capito bene è negativo, ci vorranno 3 anni solo perché acquisiscano la capacità di sopravvivenza base di un bambino.
Arrivano in Italia senza mai aver visto un medico, senza vaccinazioni, e senza assicurazione sanitaria provocando un impatto disastroso sul nostro SSN.
Saranno impiegati per almeno 5 anni come schiavi nell'economia agricola e manifatturiera del SUD mafioso.
Il saldo negativo solo per il titolo di studio è -20 a persona, cioè ogni anno abbiamo un impoverimento culturale totale di - 3000.0000 di anni.
Considerato che per far arrivare al titolo di studio un giovane si spendono circa 200.000 euro pro-capite, ogni anno l'Italia perde 30 miliardi di euro solo per il gap culturale.
Poi va considerata la voragine provocata al SSN che ammonta circa a 15-20 miliardi di euro.
Praticamente i profughi ci costano circa 50 miliardi di euro all'anno.
I pochi che pagano le tasse verserebbero all'erario e all'INPS circa 10 miliardi di contributi all'anno.
Il saldo negativo è quindi di 40 miliardi di euro all'anno.
Il governo italiano sembra convinto che l'abbondanza di manodopera a basso costa possa rilanciare la nostra industria manifatturiera. Ma è un grave errore di valutazione, perché per battere la Cina occorre una manodopera altamente specializzata come quella tedesca.
Invece la manodopera straniera può fare lavori non specializzati in catena di montaggio largamente inferiori a quelli cinesi come qualità e tecnologia.
Perciò la nostra economia non si riprenderà mai, anche perché gli imprenditori italiani e i loro figli sono inferiori come qualità e capacità a quelli tedeschi.
La strada da seguire è quella del terziario evoluto e della industria manifatturiera come quella che avviene nelle fabbriche di Mercedes, Bmw e Porsche dove gli operai specializzati guadagnano 2500 euro al mese più premi di produzione.
Invece da noi si sta seguendo la strada opposta e perdente, dello stipendio basso e del lavoratore non specializzato.
Auguri industriali italiani perdenti ed evasori fiscali!
E' ormai venuta a mancare la convenienza di tenere i risparmi nelle banche
post pubblicato in economia, il 16 dicembre 2015


E' ormai venuta a mancare la convenienza di tenere i risparmi nelle banche:

1) gli interessi sono bassissimi;
2) si pagano spese altissime di conto corrente;
3) c'è il "bail in" e non si può andare sopra i 100, ma anche se i soldi vengono protetti, in caso di fallimento si riavranno dopo anni e senza interessi;
4) i nostri soldi vengono prestati non a imprenditori meritevoli, ma a parentes e clientes e da quello che sembrerebbe venuto fuori dagli ultimi scandali dietro percentuale;
5) i manager, pur facendo male, vengono pagati con stipendi principeschi attingendo ai nostri soldi.

Morale della favola: mai più soldi in banca, al massimo metteteli nelle cassette di sicurezza, per non dare soddisfazione a questo sistema ultramarcio! E se vi dicono: "se tutti facessero così l'economia non funzionerebbe", rispondete: "sì perchè fino ad adesso ha funzionato!"
Facciamo lo sciopero dei risparmiatori!

se la Grecia esce dall'euro perdiamo 300 miliardi, conviene regalare alla Grecia 100 miliardi facendo scendere il suo rapporto debito/PIL ad 1, così diventa sostenibile e noi ne risparmiamo 200.
post pubblicato in economia, il 3 luglio 2015


praticamente sarebbero solo 2 mesi di Quantitative Easing, non aiutare la Grecia in questo modo è un crimine!
Ultime economiche dalla UE
post pubblicato in economia, il 7 gennaio 2015


Il salvataggio della Grecia è costato circa 300 miliardi di euro. Siccome siamo in 500 milioni nella UE, ognuno di noi ha sborsato 600 euro.
In realtà non abbiamo salvato la Grecia, ma le banche tedesche e francesi che garantivano per il debito pubblico greco.
Prova ne è il fatto, che adesso che sono fuori pericolo, i tedeschi e i francesi non si oppongono alla fuoriuscita della Grecia dall'euro in caso di vittoria di Tsipras!
Almeno queste sono le cazzate che dice la Merkel che più che a Berlino dovrebbe essere messa alla berlina!

Sembra che gli UK minaccino di andarsene dalla UE. La fuoriuscita dei parassiti britannici sarebbe un grande vantaggio per l'economia continentale, per tale motivo non se ne andranno (purtroppo).
Dopo la cazzata delle finte elezioni separatiste scozzesi gli "sterlinari" non hanno più nessuna credibilità. Il loro leader mercanteggerà qualche concessione da 4 soldi e continueranno tranquillamente a fregare i polli con la loro economia finanziaria parassitaria!

La Russia, la Cina e l'India si sono accordate per fare a meno dei petrodollari per l'acquisto di energia.
Tutte le volte che ciò è successo gli USA hanno dichiarato guerra o isolato la nazione colpevole di non usare i dollari.
Adesso lo stanno facendo con la Russia, ma ciò provoca grandi danni economici all'Italia che è un grande partner commerciale della Russia.

Bisogna sventare il progetto degli stati del Nord-Europa che vede una UE divisa in 3 parti:

1) parte finanziaria parassitaria prerogativa di UK, Benelux e Scandinavia;
2) parte industrializzata pregiata appannaggio di Francia e Germania;
3) parte manufatturiera da 4 soldi a carico dei PIGS (Portogallo, Italia, Grecia e Spagna).

Il progetto è iniziato con la fuga di 100.000 cervelli italiani all'anno sostituiti da 300.000 extracomunitari senza alcun titolo di studio (tanto per stare in catena di montaggio non serve).
Alla fine del processo in corso gli stipendi dei PIGS saranno la metà del Nord-Europa, nonostante la moneta comune dell'euro. 
Tutto questo è un progetto criminale!

C'è una nazione le cui banche hanno dato mutui fino al 100% del valore degli immobili a chi non poteva onorarli, provocando una bolla speculativa immobiliare.
Le Agenzie di Rating e le Banche d'Affari hanno inserito i derivati collegati ai mutui in investimenti garantiti con tripla AAA. 
Quando i compratori di immobili non hanno potuto più pagare i mutui si è scatenata una crisi globale a catena, dove i risparmiatori di tutto il mondo hanno rimesso i loro risparmi.
Se una qualsiasi nazione del mondo avesse fatto una cazzata simile, il Fondo Monetario Internazionale l'avrebbe castigata severamente e le Agenzie che hanno detto il falso sarebbero state chiuse.
Invece agli USA non è stato fatto niente, sono rimasti impuniti e le loro Agenzie di Rating continuano a raccontare cazzate: il capitalismo è finito!
Chi investe in qualsiasi cosa che non siano immobili o metalli preziosi è un suicida!

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La pazzia della scienza: anche Harvard sbaglia!
post pubblicato in economia, il 20 maggio 2013


Uno degli articoli più citati negli ultimi anni dai sostenitori dell’austerità sarebbe basato su un errore di calcolo in un foglio di Excel. Nel 2010 Carmen Reinhart e Kenneth Rogoff, due economisti di Harvard che hanno occupato posti di alta responsabilità al Fondo Monetario Internazionale, hanno pubblicato un articolo dal titolo «Growth in a Time of Debt» nel quale, analizzando le statistiche del periodo 1946-2009, sostengono che la crescita è considerevolmente più bassa nei paesi in cui il debito pubblico supera il 90% del PIL.

In due anni questo articolo è diventato molto influente: citato in più di 500 articoli universitari, menzionato dall’ex segretario di stato al Tesoro degli Stati Uniti Timothy Geithner, dal candidato repubblicano alla vice presidenza Paul Ryan o dal commissario europeo agli affari economici Olli Rehn.

Da alcuni giorni, però, si è scatenata una polemica a partire da un intervento di Mike Konczal, ricercatore del Roosevelt Institute che ha riportato i risultati di uno studio condotto da tre economisti dell’università del Massachusetts, Thomas Herndon, Michael Ash et Robert Pollin che hanno avuto accesso ai dati usati da Rogoff e Reinhart.

Secondo questi ricercatori, Rogoff et Reinhart hanno escluso dai dati alcuni anni e paesi e soprattutto, anche se per il Financial Times non è l’errore più importante, hanno fatto un errore in una formula di Excel che ha escluso cinque paesi (Australia, Austria, Belgio, Canada e Danimarca) dal calcolo del tasso di crescita media quando il debito supera il 90%. Errore che fa abbassare questo tasso medio di 2,2% in realtà a -0,1%…

L'errore di formula di Reinhart e Rogoff: le celle da L45 a L49 sono state dimenticate nel calcolo della media della colonna L

Errore che fa abbassare questo tasso medio di 2,2% in realtà a -0,1%…

La sinistra americana ha immediatamente accolto questo nuovo studio. «Quanta disoccupazione è stata provocata dall’errore aritmetico di Reinhart e Rogoff?» si chiede Dean Baker, codirettore dell’Economic and Policy Research, facendo appello a «una rivalutazione delle politiche di austerità budgetaria negli Stati Uniti e altrove». Il blog ThinkProgress denuncia, da parte sua, «un errore di un’immensa importanza politica e economica» e attacca il modo in cui la stampa aveva dato conto del lavoro di Reinhart e Rogoff.

I due economisti di Harvard hanno risposto con un comunicato in cui, senza esprimersi sull’errore di calcolo, sottolineano la correttezza delle conclusioni fattuali del proprio studio. «Una risposta pessima», secondo il premio Nobel per l’economia Paul Krugman che li accusa di «sfuggire la critica». Per Justin Wolfers, intervistato dal New York Times«hanno ragione a dire che la struttura di base dei loro risultati regge» ma «i loro critici hanno ragioni a dire che la loro forza è sminuita».

Cinica la conclusione di Matthew Yglesias di Slate.com: «E’ letteralmente l’articolo più influente nel dibattito pubblico politico sull’importanza della stabilizzazione del debito, quindi di certo ora cambierà tutto. O, piuttosto, non cambierà nulla».

L'IMU e la guerra delle bollette
post pubblicato in economia, il 17 dicembre 2012


E' ormai appurato il fatto che è impossibile riuscire ad eliminare l'odiata tassa dell'IMU, perché altrimenti i comuni non avrebbero più i soldi per l'ordinaria amministrazione e ce ne stiamo accorgendo dal disastroso stato delle infrastrutture (strade, servizi ecc. ecc.) che ha provocato il taglio dell'ICI fatto da Prodi e Berlusconi. Tale tassa paradossalmente rappresenta una specie di affitto medio di 100 euro al mese per mantenere la disponibilità delle proprietà personali.

Le famiglie si stanno quindi concentrando in modo partigiano per fare resistenza contro il caro bollette, specialmente per gas-metano e energia elettrica.

In massa hanno cambiato gestore o sono ricorsi a stufe a pellets, legna o altro.

Considerato che (al centro-nord) una famiglia media di 3-4 persone  e una casa di 100 - 120 mq consuma 1500-1700 metri cubi di gas con una spesa media dai 1300 ai 1500 euro, se ne va uno stipendio solo per il riscaldamento.


La stessa famiglia media consuma 3000 - 3300 kwh di energia elettrica con una spesa media di 1050 - 1150 euro e altro stipendio che se ne va.

Consigli per risparmio energia elettrica:

      classe A  
LAVATRICE   600 300  
LAVASTOVIGLIE   600 300  
FRIGO GRANDE   600 300  
FORNO   600 600  
ALTRO   600 600  
TOT.   kwh 3000 2100  
         
    1050 € 735 €  
         
         
Consumo annuo 3kw 4,5 kw 6kw 10 kw
1200 kwh € 0,18 € 0,33 € 0,35 € 0,41
2100 kwh € 0,18 € 0,29 € 0,30 € 0,33
2700 kwh € 0,19 € 0,28 € 0,29 € 0,31
3600 kwh € 0,22 € 0,28 € 0,29 € 0,30
4500 kwh € 0,24 € 0,28 € 0,29 € 0,30
6000 kwh € 0,29 € 0,29 € 0,30 € 0,31
7500 kwh € 0,28 € 0,30 € 0,30 € 0,31


Per i consumi degli elettrodomestici vale la "regola del 600": ognuno consuma 600kwh all'anno. Però se si cambiano i vecchi apparecchi con nuovi di classe A, tale consumo viene rispettivamente dimezzato a 300 kwh. 
Nell'esempio in tabella cambiando i 3 elettrodomestici citati si possono risparmiare 315 euro all'anno considerato un costo medio per Kilowatt/ora di 0,35 euro.


Consigli per il risparmi del gas:

Oltre ai citati cambi di fornitore, alle scomode stufe a pellets e a legna, consiglio di riscaldare una parte della casa con climatizzatore a pompa di calore inverter (può essere usato per scaldare d'inverno e rinfrescare d'estate). 

Tale sistema può abbattere il consumo del gas del 40-50% a seconda della frazione di superficie della casa che si decide di riscaldare in tale modo, chiudendo i rispettivi termosifoni. Consiglio di lasciare aperti solo i termosifoni del bagno e delle camere nelle consuete fasce orarie.

Ovviamente anche la corrente va pagata, ma un inverter ad alta efficienza energetica tipo Daikin o Mitsubishi consente risparmi di un fattore 5,25 (contro 3,6 di un classe A), cioè tali apparecchi appena accesi consumano 350 watt, ma dopo un quarto d'ora si stabilizzano nella funzione economy su un consumo intorno ai 20 watt.  Si può dire che anche per questi apparecchi ultramoderni vale la regola del 600: cioè 300 kwh per l'estate e 300 Kwh per l'inverno.

Quindi si può avere un risparmio medio di 560 euro di gas (40% di 1400 euro) con aggiunta di spesa elettrica pari a circa 100 euro per l'inverno. Il saldo di risparmio annuo per il gas è pari quindi a 460 euro.

Se rispettati entrambi i consigli si possono risparmiare 460 + 315 = 775 euro all'anno!

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La virtuosità dello sciopero del superfluo

 


"La prima necessità dell'uomo è il superfluo"  -  Albert Einstein

Questo post è venuto fuori da un dialogo con i colleghi di lavoro: "per quale motivo negli anni '70 e '80 i nostri genitori sono riusciti a mettere da parte qualche soldo per comprare la casa e invece adesso non ci si riesce?"

La pazzia del superfluo impera in Italia: siamo il Paese che ha più automobili e cellulari pro-capite, per non parlare del festival dei decoder: se si guarda sotto i televisori troviamo minimo un decoder digitale terrestre e satellitare, ps2 e/o ps3, nintendo xbox e/o 360, lettore divx e/o blue-ray. Senza poi considerare che qualcuno ha la TV in ogni stanza persino in bagno! (Sembra che solo per fare stare in stand-by questi apparecchi serva una centrale elettrica turbogas). Per qualche cittadino l'ultimo libro letto negli ultimi anni (o l'unico) è il libretto delle istruzioni della TV, del cellulare o dell'auto. Questo non significa che poi gli italiani sappiano usare la TV, il cellulare o l'auto!

Premetto che come ho scritto in questo articolo le retribuzioni dei dipendenti sono calate progressivamente dal 1975 e quindi già solo questo basterebbe per spiegare il fenomeno, però ci siamo divertiti con i colleghi a togliere il superfluo e a cercare dei comportamenti virtuosi che in più vanno d'accordo con la natura (vedere sito http://www.fareverde.it/ e lo schema allegato):  schema risparmio

Comportamento vizioso:                       virtuoso:                                                                           Risparmio:


 

Sito per il calcolo dei risparmi con auto a GAS: http://www.ecomobile.it/risparmio/risparmio_index.htm. Va aggiunto un risparmio ulteriore dovuto al costo del bollo inferiore per auto a GAS. Si possono risparmiare altri 500 euro per ogni auto optando per un'assicurazione con compagnia che gestisce telefonicamente i clienti e altri 100 euro se si sceglie una banca "online". Se non usate i fidi già assegnati in banca, chiudeteli, si risparmia circa il 2% all'anno.

http://www.repubblica.it/cronaca/2012/09/17/foto/consumi_come_risparmiare-42665920/1/

P.S. Dato che il fatturato del gioco d'azzardo è di 80 miliardi all'anno, si consiglia di fare uno sciopero di Lotto, Superenalotto, Totocalcio, calcio scommesse, Poker e lotterie varie: non ci crederete ma in media ogni famiglia italiana spende 2700 euro in queste cazzate delle lotterie! LINK1 e LINK2 .

Se aggiungiamo al totale della tabella i 2700 euro salvati dal gioco d'azzardo arriviamo a 12000 euro: praticamente si potrebbero risparmiare 1000 euro al mese con questi semplici consigli.

Non omettete di denunciare chiunque evade le tasse: se tutti pagassero le tasse non ci sarebbe stata la stangata di Monti.

Molti diranno che facendo così l'economia del Paese crollerebbe, perchè ci sarebbero meno soldi che circolano, però potrebbe essere un'idea per i consumatori ecologisti: facciamo un bello sciopero dei consumi attenendoci alla lettera a questo schema.

Invece sta succedendo il contrario: le categorie del superfluo (calciatori, ristoratori, turistico alberghiere ecc. ecc.) piangono per la crisi e vorrebbero scioperare loro. Facciamogli vedere che abbiamo le p...e, facciamo noi un bello scioperino dei consumi, almeno per un mese, così ne vedremo delle belle!

Ovviamente  non ce l'ho con queste categorie di persone, però anche loro bisogna che si diano una regolata: come può essere credibile un comparto come quello dei calciatori dove 6-700 persone della massima serie si dividono un miliardo di euro? Va anche considerato che il calcio è uno sport marcio, infatti molti giocatori si vendono le partite!

Per ridare credibilità al gioco ci vuole una bella purga (nel senso medico di svuotamento dell'intestino) sia dei giocatori che dei giornalisti: lasciamoli tutti a secco per un anno! Diamo in massa la disdetta agli abbonamenti calcio TV e disertiamo gli stadi!

  

Ricordiamoci che in USA per un episodio analogo (sciopero dei giocatori di baseball), la lega dei professionisti del baseball ha sospeso il campionato per un anno: la rincorsa dei compensi è finita subito (lo stesso stava per succedere anche per il basket)! 

 Dato che i dirigenti del calcio italico non hanno abbastanza coraggio, aiutiamoli noi con un bello sciopero del tifoso: disertiamo gli stadi e le TV  a pagamento, quando c'è la pubblicità segniamoci i prodotti reclamizzati dal calcio in black-list evitando appositamente di comprarli! 

Il discorso di Monti di fermare il calcio per 3 anni appare esagerato, fermiamolo almeno per un anno e non diamo retta ai giornalisti, specialmente quelli sportivi che partecipano alla divisione degli immondi compensi indebiti!

 


 



 


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Laureato a Bologna. Mi affascina occuparmi come hobby della sociologia e filosofia, tenendo ben presenti i problemi della natura, che soffre oltremodo per la presenza asfissiante dell'uomo. Il mio ideale è trovare una forma di convivenza degli uomini che: 1) abolisca le guerre; 2) promuova uno sviluppo sostenibile; 3) trovi un equilibrio permanente con la natura del pianeta Terra; 4) ridistribuisca le risorse tra tutti gli abitanti del pianeta; 5) aumenti le risorse relative su scala mondiale, mediante diminuzione della popolazione con un rientro morbido sotto i 4 miliardi, prima della fine del petrolio. "Imagine there's no countries It isn't hard to do, Nothing to kill or die for And no religion too. Imagine all the people Living life in peace... You may say I'm a dreamer But I'm not the only one. I hope someday you'll join us And the world will be as one. Imagine no possessions, I wonder if you can, No need for greed or hunger A brotherhood of man. Imagine all the people Sharing all the world..." Imagine di John Lennon
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