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Come risparmiare subito 18 miliardi all'anno!
post pubblicato in diario, il 1 marzo 2011


Costi della politica, +40% in 10 anni Angeletti: in nessun altro Paese europeo si è avuto un tale aumento 

Documento UIL in pdf sui costi della politica in Italia;

Dalla Gazzetta del Sud di Cinzia Sebastiani.

 

ROMA

Una spesa elefantiaca. La macchina politica in Italia costa 24,7 miliardi di euro l'anno. Nella lunga lista che comprende parlamentari, ministri, presidenti ai vari livelli, sindaci, assessori, consiglieri per finire agli addetti dei vari uffici di supporto, rientrano 1,3 milioni di persone. Persone che vivono direttamente o indirettamente di politica. Il cui peso è pari a circa il 2% del Pil nazionale.

A fotografare questo «esercito» – come viene definito – è un rapporto realizzato dalla Uil. Con un obiettivo chiaro: ridurre i costi della politica. «Una delle tante anomalie» italiane, commenta il numero uno del sindacato di Via Lucullo, Luigi Angeletti, paragonandola ad «un tumore»: «Negli ultimi 10 anni i costi della politica sono stati incrementati del 40%. In nessun altro Paese europeo si è avuto un tale aumento».

La Uil lancia così la campagna «Meno costi della politica = meno tasse». E lo fa con il supporto di stime e simulazioni: i 24,7 miliardi di euro (equivalgono al 12,6% del gettito Irpef, pari a 646 euro medi annui per contribuente) sono la somma dei costi diretti e indiretti della politica che ammontano a circa 18,3 miliardi di euro, a cui si aggiungono i costi derivanti da un «sovrabbondante» sistema istituzionale, quantificabili in circa 6,4 miliardi di euro.

Già con una riforma che ammoderni e renda più efficiente il sistema istituzionale – suggerisce la Uil – questi 6,4 miliardi si possono risparmiare. Ed ancora: altri 3,7 miliardi si potrebbero ottenere con una riduzione del 20% dei costi diretti e indiretti della politica (pari come detto a 18,3 miliardi), senza ridurre «minimamente» il servizio ai cittadini e senza intaccare i processi democratici, alla base delle istituzioni, sostiene la Uil.

Per un risparmio complessivo di 10,1 miliardi l'anno a disposizione per politiche fiscali e/o sociali a vantaggio di tutti i cittadini. Una cifra sufficiente – dice – per azzerare le addizionali regionali e comunali Irpef. Oppure, se dirottata a solo favore di dipendenti e pensionati, per ottenere, ad esempio, una permanente detassazione della tredicesima con un vantaggio economico pari a 400 euro in busta paga.

«Non sarà facile», dice Angeletti, ma «siamo convinti che è da fare», anche per restituire «un pò più di credibilità alla politica italiana». I numeri, poi, lo esplicitano: «Un direttore generale = assistenza domiciliare per 40 persone non autosufficienti»; «Tre auto blu = tre classi di scuola materna»; «Tre commissioni regionali = due musei aperti tutto l'anno». Equazioni che campeggeranno sui manifesti preparati dalla Uil.

Dallo Stato centrale alle regioni sino alle auto blu: queste le varie voci che portano i costi della politica in Italia a superare i 24 miliardi di euro l'anno, secondo il rapporto presentato dalla Uil.

Per il funzionamento degli organi dello Stato centrale (Presidenza della Repubblica e del Consiglio, Camera, Senato, Indirizzo politico dei ministeri, Corte costituzionale) secondo il bilancio preventivo dello Stato, quest'anno i costi saranno di oltre 3,2 mld di euro (82 euro medi per contribuente).

Per il solo funzionamento della Presidenza del Consiglio, sempre per il 2011, sono previste spese per 477 milioni di euro.

Si potrebbero risparmiare subito circa 15 miliardi di euro con l’abolizione delle province.

 

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Scandalo: le auto blu sono 629.120 e ci costano 21 miliardi l'anno

Da Quotidiano.Net 

l 31 marzo scorso, le auto blu della Casta risultavano essere 629.120 (parcheggiate l'una accanto all'altra, occuperebbero 1.200 campi di calcio). Uno scandalo mondiale, ancora più grave se si pensa che sono pure aumentate rispetto al 2009 (erano 607.918), per non dire del 2007 (574 mila) e del 2005 (198.596). Per rendersi conto di questa autentica nefandezza della politica italiana, bisogna proprio dare i numeri. Vi basti pensare che questo esercito costa ai contribuenti 21 miliardi di euro all'anno (42 mila miliardi delle vecchie lire) fra stipendi degli autisti, carburante, pedaggi autostradali, leasing, noleggio. E ancora: negli Stati Uniti le auto blu sono 73 mila, in Francia sono 65 mila, in Gran bretagna 55 mila, in Germania 54 mila, in Spagna 44 mila, in Giappone 35 mila, in Grecia 34 mila, in Portogallo 23 mila. 

 

Il monitaraggio auto blu dice che questi dati sono esagerati! Ma qual è la verità?

LA STATISTICA CITATA DA QUOTIDIANO.NET è stata commissionata alla KRLS da "www.contribuenti.it".

KRLS Network of Business Ethics, nello stilare le prime proiezioni, ha analizzato il parco delle auto blu utilizzate in qualunque modo dalla P.A., conteggiando sia quelle proprie che quelle in leasing, in noleggio operativo e noleggio lungo termine, presso lo Stato, Regioni, Province, Comuni, Municipalità, Asl, Comunità montane, Enti pubblici, Enti pubblici non economici, Societa’ misto pubblico-private e Societa’ per azioni a totale partecipazione pubblica.

Quindi nella statistica non ci sono  solo le auto blu, ma tutte le auto della pubblica amministrazione! La cifra di 21 miliardi andrebbe perciò ridimensionata, valutando quali auto sono effettivamente indispensabili, e quali andrebbero tagliate.

 

Quindi  appare più realistico il prossimo articolo preso dal seguente link:

 

autoblubrunetta.gifLe auto blu sono da sempre uno dei “buchi neri” dell'economia e della politica italiana: un privilegio di parlamentari e amministratori locali che non ha eguali in Europa.
Non solo si rivelano tante e, ovviamente, rappresentano un fardello di non poco conto per le casse statali, ma in un numero imprecisato di casi non sono identificabili, semplicemente perché non hanno la targa, o meglio sono dotate di particolari targhe “fantasma”. Ma andiamo con ordine, vediamo prima quante sono e quanto costano.
Il Ministero della Funzione Pubblica ha pubblicato i primi risultati di un monitoraggio analitico sul parco macchine delle amministrazioni centrali e locali.Secondo le prime stime dei dati disponibili, il parco auto delle pubbliche amministrazioni, escluse quelle a targhe speciali di cui parleremo dopo ,risulta di circa 90 mila vetture. Il 
rapporto evidenzia tre tipologie di auto che vanno a comporre questo numero:

    • 10 mila auto "blu blu" (di rappresentanza politico/istituzionale a disposizione di autorità e alte cariche dello Stato e delle amministrazioni locali)

    • 20 mila auto "blu" (di servizio con autista a disposizione di dirigenti apicali)

    • 60 mila auto "grigie" (senza autista, a disposizione degli uffici per attività strettamente operative:  visite ispettive, controlli, manutenzioni, sopralluoghi, ecc.)

In base alle rilevazioni i costi medi annuali di utilizzo per ogni singola autoammontano a 3300 euro, mentre il personale impegnato è di 1,4 unità per autovettura.
Sulla base di questi dati il 
Codacons ha annunciato un esposto alla Corte dei Conti, affinché analizzi i risultati dell'Indagine del Ministero ed individui quelle situazioni in cui si configura uno spreco di denaro pubblico. Le uscite per il parco auto rilevato sarebbero pari a 297milioni di euro annui, cifra ottenuta moltiplicando il costo medio per il numero di auto rilevate. Ampia la differenza nei confronti di altri paesi Europei dove, in base alle ultime stime si rilevano Francia 65mila auto blu in Francia, 55mila in Gran Bretagna 55mila, 54 mila in Germania e 44 mila in Spagna. Il divario già rilevante potrebbe diventare abissale quando saremo di fronte ai dati definitividell'indagine. Sul sito del Ministero infatti si comunica che il numero di 90 mila auto blu deriva dalla rilevazione del 26% delle amministrazioni, poco più di un quarto del totale, per cui il numero totale potrebbe salire drasticamente. Senza contare il fenomeno delle “targhe fantasma”. 

Quindi il costo reale delle auto blu inutili è questo: 1 + (1,4 x 30.000 x 25000) = 2,05 miliardi di euro!

 

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Accorpamento dei piccoli comuni

Da http://www.vita.it/news/view/106240

 

1,5 miliardi di spese in meno: lo dice una ricerca della Cgia di Mestre

Grazie all'unione dei piccoli Comuni, stabilita dalla manovra economica approvata dal Parlamento, si potranno risparmiare fino a 1,5 miliardi di euro. Lo spiega in una nota la Cgia di Mestre.

«I Comuni con meno di 5.000 abitanti dovranno mettersi assieme per ridurre le spese fondamentali che al momento incidono per il 78% circa delle spese totali di questi piccoli enti. In termini numericii», ricorda la Cgia di Mestre.

«I Comuni con meno di 5.000 abitanti sono 5.700 (pari al 70,5% del totale dei Comuni italiani) e vi abitano poco più di 10.300.000 persone (pari al 17,3% della popolazione italiana)».

«In queste piccole realtà municipali sotto i 5.000 abitanti, la spesa corrente è tra le più elevate: attualmente è pari a 826 euro pro capite, a fronte dei 667 e dei 666 euro registrati nelle classi demografiche immediatamente superiori (5-10.000 e 10-20 mila) Tra le varie classi di ampiezza demografica i più 'spendaccioni', come era naturale attendersi, sono i Comuni con oltre 60.000 abitanti con un valore pro capite di 1.091 euroi», continua la Cgia.

«Obbiettivo del provvedimento -continua la Cgia di Mestre- è quello di ridurre la spesa delle seguenti funzioni fondamentali: amministrazione, gestione e controllo; polizia locale; istruzione pubblica e asili nido; viabilità e trasporti; territorio e ambiente (esclusi l'edilizia residenziale pubblica locale e il servizio idrico integrato); settore sociali»

Alla luce di queste indicazioni, la Cgia ha stimato il possibile risparmio per le casse comunale di queste piccole realtà.''La gestione associata delle funzioni fondamentali da parte dei piccoli Comuni -spiega Giuseppe Bortolussi coordinatore dell'elaborazione fatta dall'Ufficio studi della Cgia- dovrebbe comportare un significativo risparmio di spesa rispetto alla situazione attuale. Non è semplice effettuare una stima in tal senso, in quanto si dovrebbe disporre della mappa territoriale delle possibili aggregazioni comunali''.

«Tuttavia -continua Bortolussi- è ipotizzabile che i risparmi teorici siano nell'ordine dei 1,20-1,47 miliardi di euro, a seconda che le economie di scala investano solamente le spese di funzionamento -1.205 milioni di euro- oppure il totale delle spese correnti - in questo caso 1.469 milioni di euro- . Ad una tale stima si è giunti ipotizzando che i piccoli municipi, attraverso la gestione associata delle funzioni fondamentali, spendano come i Comuni della classe dimensionale immediatamente superiore, ovvero quella tra i 5 e i 10mila abitanti».

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Riepilogo dei risparmi potenziali:

abolizione province:       15 miliardi;

riduzione auto blu  :       02,05 miliardi? (vedere nota dell'articolo corrispondente);

accorpamento comuni:     1,5 miliardi.

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totale                             18,55 miliardi di euro!

 

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Laureato a Bologna. Mi affascina occuparmi come hobby della sociologia e filosofia, tenendo ben presenti i problemi della natura, che soffre oltremodo per la presenza asfissiante dell'uomo. Il mio ideale è trovare una forma di convivenza degli uomini che: 1) abolisca le guerre; 2) promuova uno sviluppo sostenibile; 3) trovi un equilibrio permanente con la natura del pianeta Terra; 4) ridistribuisca le risorse tra tutti gli abitanti del pianeta; 5) aumenti le risorse relative su scala mondiale, mediante diminuzione della popolazione con un rientro morbido sotto i 4 miliardi, prima della fine del petrolio. "Imagine there's no countries It isn't hard to do, Nothing to kill or die for And no religion too. Imagine all the people Living life in peace... You may say I'm a dreamer But I'm not the only one. I hope someday you'll join us And the world will be as one. Imagine no possessions, I wonder if you can, No need for greed or hunger A brotherhood of man. Imagine all the people Sharing all the world..." Imagine di John Lennon
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