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Della meritocrazia e del principe.
post pubblicato in personale, il 8 giugno 2010


Se si copia un articolo farlo integralmente (per evitare significati impropri di frasi fuori dal contesto) citando gli autori, Grazie. Dato che è un libro aperto si prega di segnalare gli errori e dare eventuali consigli o critiche.

Il primo articolo è  stato scritto da Fabio Marinelli su FB inorridito e sconcertato dopo il Festival di Sanremo del 2010.

Ho deciso di pubblicarlo anche se in ritardo, perchè l'articolo ha suscitato una "standing ovation con un'ora di applausi".

Il secondo articolo è stato scritto dal giornalista Paolo Ghezzi su l'Adige (il suo pensiero almeno per questa vicenda non differisce tanto dal mio!).

Premetto che mi è costata molta fatica mettermi a scrivere, perchè solo a pensare alla frivolezza degli argomenti in questione, di fronte ai veri problemi del mondo forse non merita nemmeno la nostra considerazione.

Comunque è utile affrontare questo discorso, perchè serve a evidenziare le contraddizioni presenti nel nostro Paese.

Il fatto che si sia permesso il rientro dei Savoia in Italia dopo tanti anni di esilio, può essere anche una concessione accettabile dal punto di vista storico per una "riconoscenza" alla dinastia che ha partecipato anche a proprio rischio alla riunificazione dell'Italia.

Ma i Re del tempo erano di ben altra statura, questi invece appena sono arrivati hanno incominciato a combinare guai: il padre è andato addirittura in prigione.
Invece il figlio Emanuele Filiberto dopo la batosta per la candidatura politica, ha inanellato 3 "successi di fila" in TV:

  1. una gara di ballo;
  2. una trasmissione ad hoc che guarda caso si chiama "I raccomandati" ;
  3. "dulcis in fundo" il secondo posto a Sanremo.

Ma non si capisce a quale titolo la RAI lo abbia chiamato in queste trasmissioni, considerato che è la nostra TV pubblica che noi finanziamo con un abbonamento obbligatorio e che i suoi titoli principeschi sono stati dichiarati nulli dalla Costituzione Repubblicana.

Sorvolando sui discorsi del miglioramento della audience che serve per i contratti pubblicitari, per i motivi che citeremo in seguito, si nota immediatamente che senza alcun merito questa persona di nessuna certificata capacità, ha rubato il posto a 3 giovani che potevano sicuramente fare gli stessi spettacoli con maggiore professionalità.

Ma il fatto più tragico è proprio quello dell'audience: ebbene sì, ci sono delle persone che desiderano guardarlo in TV!
Ma da chi è composta questa fetta di audience? Chi sono questi italiani che applaudono alle performance del "principe".
Se si guarda ai risultati del referendum repubblicano del 1946, si vede che la maggior parte degli elettori monarchici si localizzarono al sud e probabilmente anche adesso questa tendenza viene mantenuta. Ma non saranno certo gli italiani che lavorano ad assistere a questi spettacoli. Probabilmente e paradossalmente la maggioranza di telespettatori è costituita da anziani e dai giovani che assistono agli immondi spettacoli che si chiamano reality.
Infatti la storia del "principe" si è ormai trasformata in un tormentone reality: la sua vita è sempre ripresa dalle telecamere.

Ma cos'è che attrae questo pubblico di giovani amanti dei reality? E' proprio la possibilità di diventare famosi senza alcun merito e capacità. 
Ma perchè rinunciare fin da subito a costruire una propria professionalità, una propria capacità a saper fare qualcosa? 
Perchè in questo Paese non conta niente essere bravi, ma come dimostrano i fatti, conta solo chi ti permette di entrare nel mondo del lavoro o dello spettacolo.
Questi reality sono una magnifica occasione per lanciare questi volti nuovi che come meteore attraversano le TV, oppure per ripescare vecchie glorie che ormai sono uscite dal palcoscenico.

Questi reality mi disgustano per tutti i motivi sopraesposti, a tal punto, da suggerire un’azione collettiva dei consumatori (adesso che è possibile per legge) per eliminarli almeno dalla RAI, insieme all’ingombrante presenza del “principe”: la RAI è nostra perché come cittadini italiani la finanziamo, non vogliamo più questi spettacoli, perché oltre ad essere immondi ci prendono anche in giro!

Di Fabio Marinelli - 2010
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CUORI MATTI DI PAOLO GHEZZI 


Homepage > Blog > Cuori Matti di Paolo Ghezzi

Televoto: e va in onda
il trionfo del peggiore
Fantastico Sanremo, che celebra la distruzione della canzone
Articolo pubblicato su l'Adige 
il 22/02/2010 


Le brutte canzoni che hanno appestato l’aria di Sanremo, e le ancor più orribili “canzoni” vincitrici che hanno sconfitto le rare canzonette trascurabili ma almeno orecchiabili (Cristicchi, Arisa, D’Angelo, Povia), certificano che l’Italia - in profonda crisi politica ed economica - attraversa anche una devastante e forse irreversibile crisi musicale.

Il Paese del melodramma lirico e dei cantautori-poeti ha imboccato con grande convinzione la strada del kitsch, del trash, del simil-rock, del fanta-pop e del tardo-soul, della distruzione sistematica dell’oggetto canzone che era un nostro vanto nazionale e un genere perfino esportato. 

La spazzatura sonora che ha trionfato sabato sera certifica però anche il trionfo del voto scriteriato e della cattiva televisione. Il popolo di Videocracy-land non potrà mai votare il migliore (a Sanremo era dura comunque) ma voterà tendenzialmente il peggiore, perché la logica della televisione commerciale - su cui qualcuno ha costruito anche una straordinaria carriera politica - è la logica del livellamento verso il basso.

Per piacere alla massa, per fare audience, il criterio del “bello e buono” non funziona: viceversa trionferà la mediocrità rivestita di pseudomodernità, “aggiornata” per piacere sia al popolo senile, all’Italia vecchia imprigionata nei salotti davanti agli schermi, sia alle frange neo-proletarie di una gioventù incolta e cresciuta a dosi venefiche di merendine e reality: tecnicamente intossicata, e dunque portata a televotare i prodotti musicali più tossici. Musicalmente sorda, elegge una faccia, un look, un trend, un brand, un gossip. 

Ah, il televoto: decide il popolo sovrano, proclamava la matronale Clerici cercando di placare i dissensi dell’Ariston (incidentalmente, il nome del teatro sanremese significa, in greco, “Il Migliore”).

Appunto, il popolo è lo stesso che ieri ha amato Mussolini, che oggi ama Silvio e televota la “canzone” (parola grossa, in questo caso) scritta e interpretata dall’inutile discendente di una monarchia poco illuminata: il popolo italiano ha dimenticato anche la pregiudiziale antifascista e antimonarchica su cui nasce la Repubblica fondata sul lavoro. Ecco che cos’è il popolo del televoto.

Per cui Sanremo, con i suoi 12 milioni e rotti di telespettatori (tanti, troppi, ma non tutti, e nemmeno la maggioranza: per fortuna c’è comunque un’altra Italia, no? boh!) è davvero la metafora dell’Italia in crisi, smarrita, brutta, volgare, gridata, svampita, istupidita. Un’Italia dove non si insegna musica nelle scuole (e si sente!) ma dove fioriscono le scuole per veline e sventati (e si vede!).

Un’Italia dove non vince il merito (non a caso a Sanremo non esiste la giuria “tecnica”, che rende invece sopportabile e televedibile l’X Factor di Morgan & Maionchi, Bastard & Noemi) ma vincono l’isteria collettiva, la telegenetica da laboratorio, gli organismi canori videomodificati, le tossine della “popolarità”.

Il popolo del televoto è pronto ad eleggere l’insulso principino alla funzione di ministro della cultura patriottica e la debordante Clerici al trono di regina. Italia amore mio!?! Per fortuna le frontiere sono aperte, l’emigrazione non è illegale. Voooolareee, oh oh... 

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La licenza sottostante è valida solo per il primo articolo di Marinelli Fabio.

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Blook: The Future of Homo Sapiens (Sapiens?) by Fabio Marinelli - Italia - MRNFBA6.. is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported License.
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Biografia e ideali:
Laureato a Bologna. Mi affascina occuparmi come hobby della sociologia e filosofia, tenendo ben presenti i problemi della natura, che soffre oltremodo per la presenza asfissiante dell'uomo. Il mio ideale è trovare una forma di convivenza degli uomini che: 1) abolisca le guerre; 2) promuova uno sviluppo sostenibile; 3) trovi un equilibrio permanente con la natura del pianeta Terra; 4) ridistribuisca le risorse tra tutti gli abitanti del pianeta; 5) aumenti le risorse relative su scala mondiale, mediante diminuzione della popolazione con un rientro morbido sotto i 4 miliardi, prima della fine del petrolio. "Imagine there's no countries It isn't hard to do, Nothing to kill or die for And no religion too. Imagine all the people Living life in peace... You may say I'm a dreamer But I'm not the only one. I hope someday you'll join us And the world will be as one. Imagine no possessions, I wonder if you can, No need for greed or hunger A brotherhood of man. Imagine all the people Sharing all the world..." Imagine di John Lennon
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