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A proposito di centrali nucleari e ponte di Messina ecc. ecc.
post pubblicato in diario, il 7 aprile 2010


Tutti questi lavori possono essere utili, specialmente se si fanno al sud, per aiutare i disoccupati. Ma sono profondamente scettico della loro utilità per il nostro Paese per i seguenti motivi:

  1. Se iniziamo a costruire le centrali nucleari a fissione adesso, saranno pronte fra 10-15 anni;
  2. i costi delle centrali nucleari sono nascosti;
  3. nessuna compagnia assicuratrice ha mai assicurato una centrale nucleare;
  4. non si sa ancora come smaltire le scorie che durano 50.000 anni e passa;
  5. anche l'uranio costa e si sta esaurendo;
  6. ANCORA DOBBIAMO FINIRE A SMALTIRE LE CENTRALI CHE NON SONO MAI ENTRATE IN FUNZIONE (vedere bellissimo e importantissimo articolo di Luca Carra a fondo pagina);
  7. fra 10-15 anni saremo ormai padroni della tecnologia a FUSIONE NUCLEARE che è molto più sicura;
  8. paradossalmente se noi dividessimo i 60 miliardi di euro che servono per costruire le centrali nucleari per tutti gli italiani, avremo 1000 euro a persona, cioè 3000 a famiglia e basterebbero per pagare la bolletta della corrente (delle famiglie, non delle industrie) per più di 5 anni oppure costerebbe la metà x 10-15 anni;
  9. pericoli per la salute (leucemie, tumori ecc. ecc.);
  10. svalutazione delle case vicino agli impianti nucleari.



Per quello che riguarda il ponte di messina e la Salerno-ReggioCalabria, inutile fare gli ingenui, tutti sappiamo già adesso come andrà a finire (considerate che a Gela-Caltanisetta x costruire un piccolo viadotto ci sono voluti 30 anni. Per 15 anni è stato sequestrato x infiltrazione mafiosa. Dopo 2 anni dall'inaugurazione è crollato!).
http://www.youreporter.it/video_Caltanissetta-Gela_cede_pilone_del_viadotto_1
 

Quindi se proprio si vogliono fare e si vuole essere sicuri che le opere siano finite in tempi decenti queste sono le leggi da fare:

 

 

 



1) impossibilità di subappaltare senza certificato antimafia;
2) tempi dei lavori fissi x legge con penali bestiali;
3) costruzione di un nuovo supercarcere vicino a Messina per mettere dentro tutti quelli che se lo meritano (almeno 1500 posti) durante il corso d'opera;
4) controllo dei lavori da parte dell'esercito e dei periti e genieri dell'esercito;
5) ripristinare la galera per il fallimento, la bancarotta e il falso in bilancio;

ce ne sarebbero anche altre ma già basterebbero queste!

(http://www.repubblica.it/esteri/2011/01/12/news/wikileaks_iran_puntava_missili_su_italiani-11136729/)

Voi pensate che i politici italiani siano in grado di fare queste 5 semplici leggi?
Il populista dice: "faremo, ma non spiega come". Quello che interessa è tenere in vita gli ENTI per la costruzione e mangiarci sopra. La strategia è quella di Penelope, la moglie di Ulisse!
 

P.S. Dopo il terremoto dell'Abruzzo e del Giappone mi viene spontanea questa domanda: ma voi pensate che esista un posto sicuro dove costruire una centrale atomica in Italia? (e la sindrome nimby?); Nessun tipo di reattore nucleare anche delle prossime generazioni, potrà resistere ad un terremoto di 9° grado che ne minacci l'integrità strutturale del nocciolo: come si è visto in Giappone a Fukushima (11 marzo 11) se il terremoto (o il maremoto) è in grado di rompere il cemento armato che fa da base/gabbia al contenitore dove avviene la reazione, qualsiasi misura di sicurezza ultramoderna sarebbe comunque vana (se viene a crearsi una soluzione di continuità con i dispositivi di raffreddamento)! E' da puro suicidio costruire delle centrali nucleari sulle faglie! Ma anche in Italia quali posti sono veramente sicuri (tenuto conto che comunque i giapponesi costruiscono meglio degli italiani, non per maggior competenza, ma soprattutto per onestà)?

Si potrà costruire il ponte nella città ultra-sismica di Messina, anche con le nuove tecnologie?

Penso che sarebbe saggio impiegare tutti i fondi disponibili per ricostruire come si deve l'Abruzzo e rimettere a posto decentemente le scuole, università e ospedali (di tutta l'Italia)!

Puntata di Report che tratta in modo esauriente questi temi (obbligatorio guardarla): 

  1. http://www.youtube.com/watch?v=hKf3RxxzVM8&feature=related;
  2. http://www.youtube.com/watch?v=e305ATeELB4&NR=1;
  3. http://www.youtube.com/watch?v=_gNGwOuH4PA&NR=1;
  4. http://www.youtube.com/watch?v=L2g_OD8lLxI&feature=related;
  5. http://www.youtube.com/watch?v=ahysk0KImtM&feature=related;
  6. http://www.youtube.com/watch?v=NjTff7oQlaQ&feature=related;
  7. http://www.youtube.com/watch?v=FleeDQ0vkb4&feature=related.


Sembrerebbe che addirittura a Chernobyl sia cambiata la specie umana a causa di radiazioni quantificabili in 5 volte Hiroshima!!! Dalle ultime notizie (11 aprile 11) sembrerebbe che Fukushima sia peggio di Chernobyl, quindi il + ha un duplice significato (anche quello della croce)!

Non guardate questo link!

Vedere link x energie alternative:
 http://fabiomarinelli.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=2497582

Considerata una spesa di 5000 euro a famiglia: 20.000.000 di famiglie x 5000 = 100 miliardi di euro, si potrebbe avere energia solare gratis per sempre mediante la parabola Archimede-Stirling per tutte le famiglie italiane! Sarebbe sufficiente che lo Stato invece di impiegare i soldi per il nucleare, finanziasse con 50 miliardi di euro questo progetto al 50%.

Pensate quanti posti di lavoro potrebbero crearsi per il SUD-Italia  per la costruzione, manutenzione e montaggio di 20 milioni di parabole, che in gran parte andrebbero collocate nelle zone desertiche della Sicilia e Calabria, in quanto maggiormente esposte al Sole!!!

Fabio Marinelli - 2009 (Se si copia l'articolo si prega di farlo in maniera integrale mettendo l'autore, grazie)

La licenza sottostante è valida solo per il mio articolo soprascritto, se copiate l'articolo di Luca Carra citate l'autore.

Licenza Creative Commons
Blook: The Future of Homo Sapiens (Sapiens?) by Fabio Marinelli - Italia - MRNFBA6.. is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported License.
Based on a work at fabiomarinelli.ilcannocchiale.it.
Permissions beyond the scope of this license may be available at f.marinelli@alice.it

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Vedere filmato di Gianni Lannes: link youtube

L'esauriente articolo che segue illustra l'attuale situazione delle nostre vecchie centrali nucleari.

Articolo originale di Luca Carra,

pubblicato su l'Espresso del 21 aprile 2011 con il titolo "Il nucleare che già c'è".

Il nucleare che ancora c'è in Italia (nonostante referendum passato e futuro).

  Ingrandimento della foto delle installazioni nucleari italiane:

  

 Il nucleare che ancora c'è in Italia (nonostante referendum passato e futuro).

 

Reattori sperimentali:

Pavia: reattore Triga del laboratorio Lena che ha una potenza di 250 kW.

Roma: al Centro ricerche Enea della Casaccia sono in funzione due reattori; un Triga della potenza di 1000 kW. e un Tapiro da 5 kW.

Palermo: presso l’Università funziona il Reattore Costanza - AGN-201 da 200 kW

 

Centrali per produzione di energia elettrica chiuse dal referendum:

Trino (Vercelli): il reattore è ad acqua pressurizzata Westinghouse del tipo PWR. E' entrata in esercizio commerciale il 1/1/1965, fermata il 21/3/1987.

Caorso (Piacenza): il reattore è Italiano del tipo BWR. Entrata in esercizio commerciale il 1/12/1981, fermata il 25/10/1986.

Latina: il reattore è a gas-grafite del tipo MAGNOX. E' entrata in esercizio commerciale il 1/1/1964, fermata il 26/11/1986.

Garigliano (Sessa Aurunca): il reattore è ad acqua bollente del tipo BWR. È entrata in esercizio commerciale nel giugno 1964, chiusa definitivamente neI 1982.

  

Impianti di trattamento, depositi (esclusi i depositi di materiali sanitari):

 

Ispra (Varese): il più grande e importante Centro di ricerca gestito dalla Ce. Ospita impianti non più utilizzati, strutture di raccolta e trattamento dei rifiuti radioattivi e del materiale nucleare dismesso.

Saluggia (Vercelli): ci sono l’impianto Eurex, (Enriched URaniun Extraction), adibito a deposito di rifiuti radioattivi liquidi e alla loro futura cementificazione, e il deposito Avogadro. E' quanto resta del reattore di ricerca realizzato dalla Fiat alla fine degli anni ‘50, un reattore "a piscina", che ha funzionato a scopo di ricerche di fisica nucleare e dì tecnologia dei materiali fino aI 1971. Successivamente, le strutture del reattore sono state rimosse e la piscina è stata riadattata a deposito di combustibile nucleare delle centrali nucleari italiane.

Bosco Marengo (Alessandria): un tempo impianto di fabbricazione di combustibili per le centrali nucleari italiane e per reattori esteri. Ora è stato disattivato e trasformato in deposito nucleare.

Forlì: Protex svolge un servizio su tutto il territorio nazionale nelle diverse fasi di connfezionamento, raccolta, trasporto, detenzione e trattamento delle sostanze radiattive a scopo medico e scientifico. Dispone inoltre di un sistema autorizzato di stoccaggio rifiuti liquidi in grado dl tare circa 250 mila litri di materiale.

Casaccia (Roma): il laboratorio OPEC 1 (OPErazioni Calde) è entrato in esercizio nel 1962: le attività di disattivazione sono iniziate nel 1990 e hanno portato all’incapsulamento del combustibile irraggiato giacente, allo smantellamento delle attrezzature, alla decontaminazione delle tre celle. Sono in corso le valutazioni tecniche finalizzate al trasferimento del combustibile all’impianto Itrec di Rotondella. Attivo è invece l’impianto Plutonio, realizzato alla fine degli anni Sessanta e revisionato con un nuovo magazzino antisismico nel 1997, dove è stata realizzata un’infrastruttura per lo smantellamento di elementi nucleari. Entrambe le strutture sono operate dalla Sogin sin dal 2003. Di proprietà Soigin è invece il Nucleco, che ritira, tratta e custodisce rifiuti radioattivi a bassa e media attività prodotti presso il centro Enea della Casaccia. Dal 1985, gestisce a livello nazionale un’attività di ritiro di rifiuti radioattivi provenienti da diversi settori.

Rotondella (Matera): l’Itrec, nel Centro Enea Trisaia, è stato un impianto di riprocessamento in funzione dagli anni ‘70. Disattivato, oggi è in carico alla Sogin e custodisce rifiuti radioattivi.

Statte (Taranto): Cemerad raccoglie rifiuti radioattivi da applicazioni medico-industriali dal 1984.

È attualmente in stato di custodia giudiziaria, in attesa di bonifica.

 


Centrale nucleare chiusa del Garigliano, Caserta

 

Forse non tutti ce l’hanno in mente, specie dopo che i giapponesi hanno ammes­so che Fukushima è stata un’altra Chernobyl, livello 7 di pericolosità. Ma il fat­to è che l’Italia è ancora un paese nucleare. È vero che le quattro cen­trali non producono più un chilowattora dal referendum del 1987. Ma ciò non si­gnifica che siano libere da scorie e radia­zioni. Non solo: accanto alle ex centrali, ci sono i laboratori e poi gli impianti di fabbricazione e riprocessamento di com­bustibile nucleare, ormai dismessi e tra­sformati in depositi di scorie .

 


La sala operativa della centrale di Trino Vercellese

 

L’inventario radioattivo nazionale con­ta, infine, alcune “piscine”, dove stanno a mollo le barre di combustibile irraggiato (e ancora fortemente radioattivo) estratte dai vecchi reattori, in attesa di prendere la via del riprocessamento a La Hague (Francia) o a Sellafield (Regno Unito). Es­senzialmente, insomma, stazionano sulla penisola 100 mila metri cubi di spazzatu­ra radioattiva, con tempi di decadimento che vanno da qualche mese o anno (i ri­fiuti della medicina nucleare) a centinaia di migliaia di anni (il plutonio). Mettere in sicurezza il nucleare del passato ci co­sterà almeno 4,5 miliardi di euro, in par­te prelevati dalle bollette (alla voce A2), che la società incaricata Sogin sta spen­dendo per smantellare le centrali e neutra­lizzare i rifiuti. Il tutto dovrebbe essere ter­minato entro il 2020, anno in cui gli im­pianti francesi e britannici cominceranno a restituirci ben impacchettate le scorie derivanti dal riprocessamento del combu­stibile esaurito. Leggiamo allora questa mappa del “nucleare reale” italiano, lun­go l’itinerario suggerito il 25 giugno 2003 dall’allora capo del Sismi Niccolò Pollari alla commissione Ciclo dei rifiuti della Camera. La paura di al Qaeda aveva ac­ceso i riflettori sui potenziali bersagli di un attacco terroristico in Italia, e il generale stilava una “classifica di pericolosità” dei siti nucleari italiani. Eccola:

  1. LA PISCINA DI AVOGADRO. In cima alla classifica c’è Saluggia, un piccolo centro in provincia di Vercelli che ospita l’impianto Eurex e il deposito Avogadro. Il primo, realizzato nel 1965, serviva per il riprocessamento dei combustibili dei reattori di ricerca, poi trasformato in depo­sito di rifiuti radioattivi. Avogadro, inve­ce, è uno dei primi reattori di ricerca italiani, costruito dalla Fiat negli anni Cin­quanta e successivamente trasformato in deposito. «Se misuriamo i rifiuti del nucleare non in volume ma in quantità di ra­diazioni, a Saluggia si trova l’85 per cen­to del totale”, spiega Cian Piero Godio, di Legambiente. Nella vecchia piscina di Avogadro stanno immersi gli elementi di combustibile irraggiato provenienti dal­le centrali di Inno Vercellese, Latina e Garigliano. Ma a preoccupare è il depo­sito Eurex, dove stazionano i fusti di ri­fiuti liquidi ad altissima radioattività (230 metri cubi). Una bomba ecologica a soli 20 metri dalla Dora Baltea e a 1.600 metri dall’ac­quedotto del Monferrato. L’alluvione del­la Dora del 2000 aveva lambito il centro: pochi metri in più e sarebbe stata una ca­tastrofe. Tanto che il Nobel Carlo Rubbia ha detto che durante l’alluvione «abbiamo corso un rischio planetario”, con miliardi di Bequerel di radioattività sparsi dal Po in tutta la Pianura Padana. Dopo varie vicis­situdini e ritardi, la Sogin, attuale proprie­taria del complesso di Saluggia. ha pubblicato il bando per la costruzione di un im­pianto di cementazione per mettere final­mente in sicurezza i rifiuti liquidi.
  2. PERICOLO AMERICANO. Se i rifiuti liqui­di sono i più pericolosi perché a rischio di finire nella falda, nella classifica di perico­losità segue il Centro Itrec di Trisaia, a Ro­tondella (Matera). Costruito a fine anni Sessanta come impianto di trattamento del combustibile del ciclo Uranio-Tono, oggi deve vedersela con 64 barre ad alta radioattività provenienti dalla centrale statunitense di Elk River. «Sono immerse dagli anni Sessanta in una piscina e non so­no mai più ripartite alla volta dell’Ameri­ca, che di fatto non le rivuole indietro. E non si sa bene come trattarle», spiega Giorgio Ferrari, che ha lavorato all’Uffi­cio Reattore dell’Enel dal 1964 al 1987, dove si occupava di combustibile nuclea­re: «La piscina di Trisaia è un problema, così come sono un problema i rifiuti liqui­di derivanti dal trattamento di altre 20 barre di Elk River e che ora stanno in fu­sti, in attesa di essere cementificati». La Sogin ha promesso di pulire Trisaia entro il 2019. Ma a oggi restano, come ha rac­contato Roberto Rossi nel suo "Bidone nucleare" (appena uscito con la Bur), le inchieste aperte dalla Procura di Potenza su presunti trafugamenti di combustibile e scorie dal centro, in cui sarebbe coinvolta la malavita organizzata.
  3. LA PIENA DEL GARIGLIANO. Trecento chilometri più a nord di Rotondella c’è Ses­sa Aurunca (Caserta), nella piana alluvio­nale del fiume Ganigliano, in zona sismica, hanno costruito una centrale nucleare, en­trata in funzione nel 1964 e spenta nel 1978 a causa di un guasto tecnico. Ma an­che se spenta ha fatto qualche danno. Co­me racconta Rozzera: è stato con l’alla­gamento del novembre del 1980, quando l’acqua del fiume in piena ha raggiunto al­cuni locali sotterranei della centrale e poi è ritornata nell’ambiente contaminando di Cesio-137 e Cobalto-60 circa 1.700 chilo­metri quadrati di costa e mare, tra Ischia e il Circeo». A indicarlo sono state diverse campagne radioecologiche condotte negli anni successivi dall’Enea. L’ultima rileva­zione, condotta per conto della Sogin dal­l’équipe dell’Università di Caserta diretta dal fisico Filippo Terrasi, smentisce che og­gi vi siano contaminazioni. "Attualmente, il livello di radioattività naturale del vicino vulcano di Roccamonfino è più alto di quello rilevato nei pressi dell’impianto", riferisce Terrasi: "Ora dovremo monitora­re eventuali rilasci radioattivi che potreb­bero verificarsi quando cominceranno le opere di smantellamento da parte della Sogin". E bisognerà stare particolarmente at­tenti, poiché a Garigliano c’è del plutonio. Dal 1968 al 1975, infatti, l’Enel aveva so­stituito in via sperimentale 72 delle 208 barre di uranio con barre di plutonio (tem­po di dimezzamento 24 mila anni, dose letale 1/10 di milligrammo). Ripulire la cen­trale niportandola a “prato verde”, come dicono gli operatori, dovrebbe avvenire non oltre il 2019.
  4. ALLE PORTE DI ROMA. Poche ore di macchina e si arriva al centro Enea di Ca­saccia, dalla parti di Anguillara Sabazia, a nord di Roma. È lì che è nata la ricerca sulle applicazioni del nucleare in Italia, al­la fine degli anni Cinquanta. Nei 90 etta­ri in cui si estende il centro qualche resto di nucleare c’è ancora, I due reattori sperimentali, per esempio, il Triga e il Tapino, non hanno mai smesso di funzionare. Insieme al Triga-2 del centro Lena del­l’università di Pavia, i reattori della Ca­saccia compiono sia studi medici sia indagini su materiali come la datazione di reperti, o ancora caratterizzazione di alimenti o studi pilota sui futuro delle tecno­logie nucleari. Problemi di sicurezza? A detta dì San­dro Sandri, presidente dell’Associazione italiana di radioprotezione, nessuno: «Il combustibile nucleare utilizzato rende l’impianto intrinsecamente sicuro nei confronti degli incidenti di reattività, impedendo sia incidenti tipo Chernobyl, sia quelli tipo Fukushima (dovuto alla perdi­ta di refrigerante e al mancato raffredda­mento). Per questo elevatissimo grado di sicurezza i reattori nucleari di ricerca Triga sono considerati impianti urbani, spes­so costruiti nel centro delle città, come a Pavia, Vienna, Hannover e Mainz».
  5. NO GRAZIE, ABBIAMO GIÀ DATO. Il viag­gio nel nucleare italiano torna a Nord nel­le centrali di Inno Vercellese e Caorso (Piacenza), in fase avanzata di smantella­mento. Le ultime 47 barre di combustibi­le ancora presenti dovrebbero partire da Trino fra non molto, mentre la maggior parte degli edifici e la torre di raffredda­mento sono già stati demoliti e stoccati come rifiuti. Anche a Caorso rimane da trat­tare il reattore (senza combustibile, già asportato) e una ragguardevole quantità di rifiuti frutto dello smantellamento del­le strutture principali dell’impianto. Non è un caso che proprio il sindaco di Caorso Fabio Calloni (Pdl) sia il responsabile per l’Anci del coordinamento degli studi epidemiologici che verranno realizzati nei co­muni che hanno ospitato le “servi­tù nucleari”. Con le compensazioni economiche pre­viste dalla legge per i comuni nu­cleari, Caorso ha azzerato i mutui del Comune, dimezza­to la tassa rifiuti e le spese scolastiche e dato un contributo di 500 euro per ogni nuovo nato. Ma i soldi non sono un buon motivo per tenersi le scorie e rituf­farsi nell’avventura nucleare. Quando è stato ventilato che Caorso potesse ospitare una delle nuove centrali, Callori è stato lapidario: "No grazie, abbiamo già dato".

 


Un tecnico al lavoro nel centro ENEA della Casaccia, nei pressi di Roma.

In Italia, alla fine del processo dl smantellamento previsto per li 2020-2025, le scorie a radioattività media e alta ammonteranno a circa 75 mila metri cubi, così suddivise: 36 mila derivano dallo smantellamento degli impianti contaminati; 31 mila dai rifiuti prodotti durante la vita del reattori e dei laboratori; e 8 mila dai rifiuti derivanti dal ritrattamento del combustibile irraggiato. Per quella data dovrà essere pronto il Deposito Unico Nazionale. Bocciata per una semi-insurrezione popolare la localizzazione dei deposito a Scanzano Jonico nei 2003, ora è in stallo.

E i più temono che i cosiddetti “depositi temporanei”, che in questi anni sono stati e sono costruiti presso le centrali nucleari e gli altri Impianti italiani, diventeranno dl fatto definitivi.

 

di Luca Carra - l'Espresso 21 aprile 2011

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Laureato a Bologna. Mi affascina occuparmi come hobby della sociologia e filosofia, tenendo ben presenti i problemi della natura, che soffre oltremodo per la presenza asfissiante dell'uomo. Il mio ideale è trovare una forma di convivenza degli uomini che: 1) abolisca le guerre; 2) promuova uno sviluppo sostenibile; 3) trovi un equilibrio permanente con la natura del pianeta Terra; 4) ridistribuisca le risorse tra tutti gli abitanti del pianeta; 5) aumenti le risorse relative su scala mondiale, mediante diminuzione della popolazione con un rientro morbido sotto i 4 miliardi, prima della fine del petrolio. "Imagine there's no countries It isn't hard to do, Nothing to kill or die for And no religion too. Imagine all the people Living life in peace... You may say I'm a dreamer But I'm not the only one. I hope someday you'll join us And the world will be as one. Imagine no possessions, I wonder if you can, No need for greed or hunger A brotherhood of man. Imagine all the people Sharing all the world..." Imagine di John Lennon
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