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Da Copenaghen a Rio+20: la lista della discordia!
post pubblicato in diario, il 4 aprile 2010


Affermo con soddisfazione che l'ultima puntata di "e se domani "  di Zanardi su RAI3,  andata in onda il  04/12/2010, ha ricalcato lo schema di questo BLOG  (pubblicato 8 mesi prima) per la parte relativa al clima.

L'orgoglio lascia il posto a molta preoccupazione, perché la credibilità di questo blog con il passaggio in TV aumenta. C'è la speranza che il futuro apocalittico qui descritto si possa modificare con il buon senso di tutte le nazioni del mondo, mediante accordi internazionali validi.

Per guardare la puntata clikkate qui.

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 Lista emissione anidride carbonica dei principali paesi:


Nella prima colonna a sinistra osserviamo la classifica per emissioni totali, nell'ultima a destra la classifica pro-capite.

Osservando questa lista si capisce per quale motivo i paesi presenti a Copenaghen non sono riusciti a mettersi d'accordo sulle emissioni di anidride carbonica.

A dividerli c'è il dato delle emissioni pro-capite che vede India e Cina agli ultimi posti. Queste nazioni dicono: "perchè dobbiamo essere noi a fare sacrifici quando, considerando il numero degli abitanti, in media un nostro cittadino inquina di meno?".


Se andiamo a vedere
l'articolo di Luca Pardi, in realtà per stabilire il grado di devastazione del clima di una nazione, bisogna guardare anche l'impatto ecologico di essa sul territorio del paese dove risiede.

Le parti evidenziate, rappresentano le zone di sofferenza della natura dovute alla presenza umana che consuma più di quello che l'ambiente può produrre.
In parole povere si misura quante risorse ecologiche consuma lo sviluppo umano (si sa già che a livello medio mondiale stiamo consumando più di quello che la natura produce dal 1988). Dato che i paesi sovrappopolati comunque hanno vaste zone del territorio meno efficienti dal punto di vista organizzativo della produzione alimentare, c'è un vero e proprio saccheggio della natura da parte della gente, che per sopravvivere mangia tutto quello che trova.

Da questo articolo quindi si evidenzia che il fattore maggiormente inquinante in natura è la presenza dell'essere umano. Quindi la sovrappopolazione non può essere presa come una scusa per dividere le emissioni di CO2 pro-capite, ma va considerata intrinsecamente fin da subito una pericolosissima causa di inquinamento (proprio perchè l'uomo per vivere deve alimentarsi, vestirsi, curarsi, riscaldarsi ecc. ecc.).

Se poi consideriamo che in questi paesi in via di sviluppo, gradualmente le persone inizieranno a comprare automobili, elettrodomestici ecc. ecc. essi vanno visti come la causa di una catastrofe imminente.

Pensate all'India con un miliardo di automobili in circolazione!

 

WikiLeaks: corruzione e spionaggio dietro il vertice del clima      
Domenica 05 Dicembre 2010 10:30
 

WikiLeaks ha pubblicato i documenti che svelano i retroscena dello scorso vertice, a Copenaghen. Molti dei documenti divulgati in rete da WikiLeaks dimostrano che il negoziato per salvare il clima globale del mondo si riduceva a un supermercato dei voti. I documenti divulgati da WikiLeaks, mostrano come nelle fasi precedenti il vertice di Copenhagen la CIA, attraverso il Dipartimento di Stato, aveva chiesto alle ambasciate statunitensi di spiare i diplomatici degli Stati-chiave ed alti funzionari delle Nazioni Unite.

Nessuno invece sembrava preoccupato di quella che all'epoca era la notizia del giorno, e che oggi si è rivelata una bufala, secondo cui le basi scientifiche del cambiamento climatico fossero discutibili.


Storia passata? Neppure per sogno: le associazioni Third World Network, Friends of the Earth e l'International Forum on Globalization hanno rivelato l'esistenza di un testo segreto, che il governo messicano, che ospita e dirige il vertice, avrebbe presentato ai ministri dell'ambiente. 
Questo documento, la cui esistenza è stata negata da Christiana Figueres, Segretario della Convenzione quadro dell'ONU sui cambiamenti climatici, prevederebbe la sostituzione del protocollo di Kyoto con un accordo più permissivo raggiunto a  Copenhagen, escludendo dai tagli obbligatori alle emissioni di gas serra i paesi firmatari
(da http://www.salvaleforeste.it/).

Sembra che faranno un accordo addirittura più permissivo di quello di Kyoto (vedere inserto).

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A Cancun mini-accordo sul clima    Marco Magrini - 12 dicembre 2010 - Il Sole 24 ORE

«Dopo questa conferenza, abbiamo piena fiducia nel meccanismo multilaterale». Quando in Messico sono suonate da poco le 4 del mattino, Zie Xenhua, il capo della delegazione cinese, esprime tutta la sua diplomatica soddisfazione per l'esito finale del vertice climatico di Cancun. Un vertice che non resterà negli annali della Storia, perché il testo approvato non spalanca certo le porte alla riconversione del sistema energetico mondiale, né risponde agli allarmi della comunità scientifica. Ma che è riuscito a salvare la faccia del multilateralismo.
Quando intorno a mezzanotte la Bolivia annuncia che non voterà mai il documento redatto a fatica in due settimane di negoziati, negli occhi dei delegati si legge la paura di un altro flop irreparabile: il salvataggio in corner dell'anno scorso, quando invece di un voto in assemblea ci si rifugiò nel Copenhagen Accord – redatto in una stanzetta da Barack Obama, i leader europei e quelli dei paesi “Bric” – non era politicamente ripetibile. Solo così, con il nervosismo, si può spiegare il gran fragore dell'applauso di quattro ore dopo, quando i delegati di 192 paesi (tutti, fuorché la Repubblica di Evo Morales) decidono di uscire da quell'aula con una buona notizia da portare ai rispettivi capi di Stato, che stavolta avevano disertato. Il pianeta non è salvo. La faccia sì.
A Copenhagen ci si aspettava la firma di un nuovo trattato internazionale capace di imbarcare anche i paesi emergenti (che con il Protocollo di Kyoto non hanno obblighi al taglio delle emissioni), col risultato che quel vertice è rimasto sepolto sotto il peso delle proprie ambizioni. Al contrario, è la sostanziale assenza di ambizioni ad aver determinato il non-insuccesso di Cancun. «Già alla vigilia sapevamo che l'obiettivo di un trattato non era alla portata di questo vertice – dice Connie Hedegaard, la commissaria europea per il clima, mentre fuori sorge il sole – ma alla fine quel che conta è la volontà comune di limitare l'aumento della temperatura media planetaria entro i 2 gradi», che gli scienziati considerano la soglia di rischio. «Le decisioni prese oggi trasferiscono quegli impegni nel sistema delle Nazioni Unite». Il riassunto è bell'e fatto: il vertice di Cancun ha semplicemente incorporato nel sistema multilaterale dell'Onu il Copenhagen Accord, che (firmato da 80 paesi) proprio multilaterale non era. Basta dare un'occhiata alle decisioni prese ieri. Nasce un «Green Climate Fund» da 100 miliardi di dollari all'anno dal 2020 (ma solo 30 nel primo triennio), per aiutare le nazioni in via di sviluppo ad adattarsi ai cambiamenti climatici e a ottenere tecnologie pulite. È il primo punto del Copenhagen Accord. L'unica novità è che sarà provvisoriamente gestito dalla Banca mondiale. Poi viene istituito un Comitato tecnologico per valutare le opzioni in campo e anche un Centro per la tecnologia climatica che cercherà di imbastire un network planetario, dove incrociare domanda e offerta di soluzioni avanzate per il controllo delle emissioni.
È confermato, ma senza dettagli, il programma Redd+ per arrestare la deforestazione nei paesi tropicali, che contribuisce considerevolmente al riscaldamento planetario perché depriva il pianeta di alberi che assorbono naturalmente l'anidride carbonica. Poi – come a Copenhagen – si auspica un taglio delle emissioni «fra il 25 e il 40%» ma solo con impegni volontari. «Gli Stati Uniti – ha detto il capo delegazione Todd Stern, parlando in realtà all'opposizione repubblicana in Congresso – non avrebbero mai accettato un accordo che non includesse Cina e India», le due potenze emergenti anche nei gas-serra.
L'unica vera novità sta nei meccanismi un po' più stringenti per il controllo e la verifica dei risultati ottenuti, col solito auspicio che i tagli alle emissioni serra «diventino più ambiziosi». Non a caso, il ministro inglese all'Energia e il Clima, Chris Huhne, ha detto che «questa intesa rende più probabile l'impegno europeo per tagli del 30% entro il 2020», contro il 20% attualmente previsto. Il pianeta è un po' più caldo. Ma anche un po' più multilaterale.

I CONTENUTI L'accordo sollecita «profondi tagli» nelle emissioni di anidride carbonica responsabili dell'effetto serra, per frenare l'aumento delle temperature a non più di 2 gradi Celsius sopra i livelli pre-industriali; chiede uno studio su un rafforzamento dell'obiettivo (a 1,5 gradi), sollecitando i paesi ricchi a ridurre le emissioni dal 25 al 40% entro il 2020 rispetto ai livelli del 1990 (ma questo passaggio è in un gruppo di lavoro sul Protocollo di Kyoto, e quindi non coinvolge gli Usa, che non hanno mai firmato il trattato); accetta di studiare nuovi meccanismi per aiutare le nazioni in via di sviluppo a ridurre le emissioni di anidride carbonica

L'accordo dà vita a un nuovo organismo internazionale, il Green Climate Fund, per amministrare il denaro destinato dai paesi ricchi alle nazioni più colpite dai cambiamenti climatici. La Ue, il Giappone e gli Usa si sono impegnati a donare 100 miliardi di dollari all'anno a partire dal 2020, insieme a 30 miliardi in aiuti urgenti per il 2010-2012. La gestione del fondo viene affidata per i primi tre anni alla Banca Mondiale. Si crea un direttorio composto da 24 paesi membri (scelti in maniera paritaria tra nazioni sviluppate e in via di sviluppo, insieme a esponenti dei piccoli stati insulari più a rischio per i cambiamenti climatici) che gestiranno il Green Climate Fund 

L'accordo dà ampio sostegno agli sforzi volti a ridurre la distruzione delle foreste; chiede ai paesi in via di sviluppo dei piani anti-deforestazione, e a tutte le nazioni di rispettare i diritti delle popolazioni indigene. 
Inoltre è stata rimandata la decisione su una seconda fase o meno del Protocollo di Kyoto, che scade nel 2012. Solo una dilazione dunque, ma è stato evitato il naufragio dei negoziati (con la sola opposizione della Bolivia, che ha votato contro e ha già preannunciato un ricorso presso «tutte le istanze internazionali»). Il prossimo appuntamento è fissato al vertice in Sudafrica per la fine del 2011
RIDURRE I GAS SERRA DEL 25-40% ENTRO IL 2020 
UN GREEN CLIMATE FUND PER I PAESI A RISCHIO 
IMPEGNO A COMBATTERE LA DEFORESTAZIONE

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RIO+20

Dalla conferenza (20-22 giugno 2012) a casa del paese che sta distruggendo la foresta amazzonica, non ci si poteva aspettare granchè, infatti non sono stati penalizzati il carbone e il petrolio.

Il documento finale ha come titolo "Il futuro che vogliamo". Ma molti sono spaventati dall'incertezza di un futuro senza garanzie sulla difesa dell'ambiente e sullo stop alle emissioni inquinanti.

http://www.ecodallecitta.it/download.php?s=notizie&e=pdf&f=2582

Nonostante la debolezza del documento finale, alcune porte restano aperte e da Rio arrivano alcuni segnali positivi. Il primo è l'inserimento della definizione di green economy che per la prima volta appare in un testo ufficiale. Un rilancio che probabilmente sarà colto da una parte importante del mondo produttivo. Già oggi infatti si registrano aperture di campo significative sotto questo profilo. Un cartello di banche di sviluppo ha messo a disposizione 175 miliardi di dollari in prestiti agevolati per il trasporto green. Oltre 200 imprese hanno presentato ieri un elenco di impegni volontari per obiettivi ambientali e sociali. Un gruppo di investitori ha stanziato 50 miliardi di dollari per migliorare l'accesso all'energia, raddoppiare la quota di rinnovabili e aumentare l'efficienza.

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Non penso che le misure di questi accordi siano sufficienti (anche perchè tra il dire e il fare c'è di mezzo il veto dei paesi come India e Cina) e se non si farà un accordo serio si va verso il sicuro disastro ecologico per il 2050 (alcune modificazioni del clima rischiano di diventare irreversibili).

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Dopo Durban a metà dicembre 2011 si intravede un moderato ottimismo:

 

Il grafico soprascritto ricavato dal sito della NASA (http://climate.nasa.gov/keyIndicators/), ci dimostra una correlazione tra la crescita di CO2, lo scioglimento dei ghiacci della Groenlandia e l'aumento del livello del mare.

Da esso si nota come nel periodo 2005-2010 la CO2 sia aumentata di 2 parti per milione all'anno, causando uno scioglimento di 100 miliardi di tonnellate di ghiaccio all'anno in Groenlandia e un aumento di 3,27 mm all'anno del livello del mare.

Grafico temperatura 2005-2010: anche in questo si nota una presunta flessione nel 2008 x la crisi economica

 

Tale grafico ricavato dai dati e modificato da Fabio Marinelli ci dice fondamentalmente 2 cose, una positiva ed una negativa:

  1. la prima notizia positiva è questa: la tacca dopo il 2008 dovuta alla crisi economica, ci fa vedere che basta poco per rallentare l'aumento della CO2;
  2. la seconda che è negativa ci fa notare che nonostante sia già in vigore il protocollo dell'accordo di Kyoto esso non è sufficiente a fermare la crescita della CO2 che comunque per fortuna appare essere solo lineare e non esponenziale.

Il vertice di Durban si è chiuso prorogando di fatto l'insufficiente accordo di Kyoto fino al 2015, intanto si dovrà fare un nuovo accordo più efficace, partendo dagli incontri del prossimo anno in Brasile.

La prima impressione favorevole è che i BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) più il Messico non abbiano opposto come al solito veti, i quali veti non sono venuti nemmeno dall'ambientalista Obama.

Un accordo tra i BRICS e gli altri paesi occidentali sta diventando indispensabile, in quanto essendo stata ormai spostata la maggior parte della produzione industriale manufatturiera in questi paesi, di fatto sono i maggiori inquinatori insieme agli USA.

 

 

Dato che in questi paesi è molto importante anche la questione dei diritti umani, non essendo presenti statuti dei lavoratori evoluti, c'è chi ha proposto di fare un indice basato sulla capacità di realizzare prodotti senza sfruttare i lavoratori e senza inquinare.

Quindi oltre alla Carbon Tax, andrebbe proposta anche una Tassa sui Diritti, praticamente si calcolerebbero dei coefficienti basati su queste 2 variabili che andrebbero moltiplicati al prezzo dei prodotti manifatturieri.

Per contraccambiare i paesi evoluti dovrebbero cercare di far approvare una Tobin Tax su tutti gli scambi finanziari mondiali, per incentivare una definanziarizzazione dell'economia.

Il ricavato di queste 3 tasse ideali, oltre a riequilibrare gli scambi commerciali sotto forma di "dazio mascherato", andrebbe impiegato per finanziare la crescita dei paesi emergenti del terzo mondo.

Una fiscalità "energetica", insieme alla maggiore considerazione dei diritti umani, può portare ad utilizzare il problema ambientale per un riavvicinamento geopolitico tra i vari blocchi economici, per il superamento della crisi economica con beneficio di tutti.

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Se non verranno presi accordi più severi sarà questo il fin troppo prevedibile scenario:

1) Vedremo un graduale aumento della temperatura che provocherà lo scioglimento di tutti i ghiacci perenni, sia ai poli che nelle montagne.

(http://www.repubblica.it/scienze/2011/01/13/news/2010_pi_caldo-11163243/index.html?ref=search).
 

2) L'acqua del mare inizierà a sommergere tutte le zone costiere più basse già per la fine degli anni '20.
 

3) Mentre mancherà l'acqua dolce ai paesi che l'attingono dai ghiacciai delle montagne.

http://viaggi.repubblica.it/multimedia/alpi-la-mesta-ritirata-dei-ghiacci/26760358/1/1.
 

4) La foresta amazzonica cesserà di esistere per la fine degli anni '40.
 

5) Nelle zone densamente popolate aumenteranno a dismisura le malattie polmonari dovute a inquinamento.
 

6) Per l'inizio degli anni '30 incomincerà a mancare il petrolio (il quale serve anche per produrre cibo): senza di esso la produzione alimentare crollerà dal 20 al 40%, causando la morte per fame di miliardi di persone.

L'argomento "picco del petrolio" è trattato molto bene in questi link:

  1. http://www.aspoitalia.it/; 
  2. La fine del petrolio (filmato National Geographic Channel);
  3. http://www.lultimopapa.it/picco_del_petrolio.htm.

Link sulla marea nera BP e rischio Corrente del Golfo.


Per l'inizio degli anni '30 incomincerà a mancare il petrolio (il quale serve anche per produrre cibo): senza di esso la produzione alimentare crollerà dal 20 al 40%, causando la morte per fame di miliardi di persone.


7) Ma tutte queste disgrazie non faranno in tempo a far diminuire la popolazione, che paradossalmente supererà i 10 miliardi di persone per il 2050;
 

8) Nei paesi densamente popolati tipo Cina, Messico, Pakistan, Nigeria e India la gente soffrirà talmente tanto per le privazioni che cercherà di emigrare verso i paesi occidentali a qualsiasi costo;
 

9) Ciò porterà ad un inasprimento delle sanzioni dei paesi ricchi verso i poveri, i quali hanno quasi tutti la bomba atomica!
 

10) Mio figlio nel 2050 avrà l'età mia di adesso!

Il grafico è approssimato per difetto, in quanto si raggiungeranno i 7 miliardi di persone nel mondo (gen. 2011), con 2 anni di anticipo!

L'ottimismo spinge a credere che sia possibile risolvere la situazione come si è fatto con le bombolette spray che contenevano clorofluorocarburi (CFC). Bandire questi gas nei frigoriferi e negli altri usi industriali consentirà di richiudere il buco dell'ozono entro 50 anni.

Però l'accordo internazionale sui CFC si è raggiunto subito perché erano facilmente sostituibili, invece i carburanti fossili petrolio, gas e carbone non sono facilmente sostituibili e addirittura sembra  che il carbone diventerà importantissimo per la Cina almeno fino al 2060, in quanto ne detiene riserve grandissime nelle proprie miniere, e minatori che lo scavano per un tozzo di pane e senza alcuno scrupolo per la sicurezza.

Se non si interviene al più presto con accordi internazionali credibili si va verso questo scenario: http://fabiomarinelli.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=2466817.

Fabio Marinelli - 2009 - 2010 - 2011 - 2012: Spero vivamente che si trovi una soluzione!!!!

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Blook: The future of Homo Sapiens (Sapiens?) by Fabio Marinelli - Italia - MRNFBA6.. is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported License.
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Laureato a Bologna. Mi affascina occuparmi come hobby della sociologia e filosofia, tenendo ben presenti i problemi della natura, che soffre oltremodo per la presenza asfissiante dell'uomo. Il mio ideale è trovare una forma di convivenza degli uomini che: 1) abolisca le guerre; 2) promuova uno sviluppo sostenibile; 3) trovi un equilibrio permanente con la natura del pianeta Terra; 4) ridistribuisca le risorse tra tutti gli abitanti del pianeta; 5) aumenti le risorse relative su scala mondiale, mediante diminuzione della popolazione con un rientro morbido sotto i 4 miliardi, prima della fine del petrolio. "Imagine there's no countries It isn't hard to do, Nothing to kill or die for And no religion too. Imagine all the people Living life in peace... You may say I'm a dreamer But I'm not the only one. I hope someday you'll join us And the world will be as one. Imagine no possessions, I wonder if you can, No need for greed or hunger A brotherhood of man. Imagine all the people Sharing all the world..." Imagine di John Lennon
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