.
Annunci online

 
Qual è il limite oltre il quale il comportamento umano non è più naturale?
post pubblicato in filosofia, il 28 novembre 2011


L’uomo rappresenta l’apice del processo evolutivo che la natura ha raggiunto nel pianeta Terra. Essendo dotato di ragione, in teoria potrebbe elaborare delle presunte idee contro natura:

1.         Suicidio;
2.         Omosessualità;
3.         Distruzione dell’ambiente o del pianeta in cui vive.
Come “contro-natura” sono da definire quei comportamenti non presenti nel regno animale e non previsti dall’evoluzione.
L’evoluzione di Darwin si basa sul concetto che qualsiasi creatura cerca di sopravvivere per trasmettere  i suoi geni , in modo che i figli ereditino i geni “vincenti” che hanno permesso loro di nascere.
1.         Suicidio. Negli animali strutturati tipo colonie: api, formiche ecc. può essere vantaggioso sia per la specie che per il singolo individuo il suicidio (ape o formica operaia, ape o formica guerriera), per salvaguardare la vita dell’alveare o del formicaio: bisogna ricordarsi che le api/formiche sono tutte sorelle e quindi la regina trasmette come minimo il 50% dei geni dell’individuo.
2.         L’omosessualità è contemplata in natura in particolari occasioni: L'accoppiamento omosessuale è comune in centinaia di specie animali. Secondo quanto riferito dal professor Petter Böckman, dell'Università di Oslo, le specie in questione sono almeno 1.500, e includono orsi, gorilla, gufi e salmoni. Stando a quel che si osserva nel mondo animale, l'omosessualità sarebbe quindi naturale, predeterminata, scritta nei geni. Ma dato che l'amore gay non porta alla riproduzione, come mai il percorso evolutivo non ha via via portato all'eliminazione di questi comportamenti? Alcuni scienziati considerano che evidentemente gli animali, così come l'uomo, si accoppiano non solo per garantire la sopravvivenza della specie ma anche per puro piacere. Tuttavia – riferisce LiveScience – esistono anche teorie diverse a spiegazione dei comportamenti omosessuali in natura, come quella secondo la quale servirebbero come allenamento ai rapporti eterosessuali o, ancora, quella che vede nell'amore gay un modo per rafforzare i legami tra i membri della specie. Comunque sia, a quanto pare l'unica specie in cui coesistono omosessualità e omofobia è quella umana. Quando riguarda gli umani, infatti, tale diversità è spesso considerata una minaccia, una cosa innaturale. Una cosa innaturale che però è stata documentata anche nelle scimmie bonobo - i nostri più vicini parenti - che non disdegnano i piaceri del sesso, si accoppiano di frequente (al punto che sono solite risolvere i conflitti proprio facendo l'amore) e sono notoriamente bisessuali e tolleranti.
3.         La distruzione dell’ambiente, invece è un comportamento, peculiare dell’essere umano. Dato che distruggendo l’ambiente in cui vive, impedisce la continuazione del processo evolutivo che l’ha formato, e mette in pericolo la propria esistenza in maniera insensata, tale comportamento è da definire contro-natura.
Il diritto naturale o giusnaturalismo.
Si parla di un giusnaturalismo razionalistico moderno, divisibile in due filoni: quello derivato dal pensiero illuministico di fine '700 e quello che si sviluppa a partire dal pensiero di Thomas Hobbes (il quale per la verità considerava il diritto naturale proprio solo allo stato di natura, ovvero alla condizione in cui l'uomo si trova prima di stipulare quel contratto sociale che porta all'istituzione dello stato; pertanto Hobbes non può ritenersi autenticamente un giusnaturalista), trovando la sua compiuta formulazione nel pensiero di Ugo Grozio.
Secondo la formulazione di Grozio e dei teorici detti razionalisti del giusnaturalismo, ogni essere umano (definibile oggi anche come ogni entità biologica in cui il patrimonio genetico non sia quello di alcun altro animale se non di quello detto appartenente alla specie umana), pur in presenza dello stato e del diritto positivo ovvero civile, resta titolare di diritti naturali, quali il diritto alla vita, ecc. , diritti inalienabili che non possono essere modificati dalle leggi. Questi diritti naturali sono tali perché ‘razionalmente giusti ’, ma non sono istituiti per diritto divino; anzi, dato Dio come esistente, Dio li riconosce come diritti proprio in quanto corrispondenti alla ‘ragione’ connessa al libero arbitrio da Dio stesso donato. Grozio rappresenta il primo momento di una riflessione laica sulla politica. Secondo Grozio i diritti degli esseri umani sono tali per natura e perciò sono inalienabili. Il diritto quindi non deriva da Dio, ma dal libero arbitrio che è comune a tutti gli esseri umani che secondo le ‘convenzioni’ abbiano raggiunto l’età atta alla piena esplicazione delle funzioni della ‘ragione’. Perciò il diritto naturale è uguale per tutti e in questo modo verrebbero meno i motivi di contrasto. Comunque, poiché non tutti utilizzano ‘la ragione’ allo stesso modo, occorrerebbe un controllo, da tutti gli esseri umani che secondo le ‘convenzioni’ abbiano raggiunto l’età atta alla piena esplicazione delle funzione della ‘ragione’. Detto controllo dovrebbe essere almeno formalmente da tutti condivisibile e quindi da tutti condiviso (con leggi e sanzioni) e deve garantire il rispetto dei diritti di ogni essere umano, compreso l’essere che non abbia ancora raggiunto la possibilità di autonoma e piena esplicazione delle funzioni definite umane ivi compresa la ‘ragione’ .
I filosofi più importanti che hanno trattato questo argomento sono (clikkare sui nomi per approfondire):
-          Thomas Hobbes;
-          J.J. Rousseau;
-          John Locke;
-          Hans Jonas;
Hans Jonas e “Il principio di responsabilità”
Secondo Jonas al nuovo orizzonte inquietante che l'agire umano ha acquistato grazie alla tecnica moderna deve corrispondere una nuova teoria etica capace di inserirsi in questo orizzonte per valutare le possibili conseguenze catastrofiche dell'agire dell'uomo, che nell'epoca dell'alta tecnologia viene a coinvolgere l'intera biosfera. Vedere il libro: "Il principio di responsabilita" (capitolo 1, La mutata natura dell'agire umano).
Questa nuova e necessaria etica deve radicarsi nella chiara visione di ciò che è in gioco come conseguenza del progresso tecnologico e deve utilizzare la paura suscitata dalle sue possibilità “quasi escatologiche” per la formulazione di un “principio euristico” “capace di proibire certi 'esperimenti' di cui è capace la tecnologia” [PR, p. 47] (capitolo 2, Questioni relative al fondamento e al metodo).
L'etica cercata potrà essere fondata e resa vincolante soltanto attraverso un ripensamento del concetto di natura in grado di mostrare che questa possiede una finalità in se stessa, e che questo essere scopo a se stessa costituisce l'intima essenza dell'essere, della vita (capitolo 3, Sugli scopi e la loro posizione nell'essere).
Tale indagine, che estende “la sede ontologica dello scopo da ciò che si manifesta ai vertici della soggettività a ciò che si nasconde nel mare dell'essere” [PR, p. 89] - è tesa ad una fondazione metafisica del “valore” e del “bene” nell'essere stesso e fa emergere un nuovo tipo di “dovere” umano, “che sorge solo con la minaccia di ciò che ne costituisce l'oggetto” [PR, p. 178]: la responsabilità metafisica verso “la pienezza vitale della terra” [PR, p. 175] (capitolo 4, Il bene, il dover essere e l'essere: la teoria della responsabilità).
Ciò che bisogna confutare e superare - per limitare il potere di distruzione totale che è oggi nelle mani dell'uomo - è “l'esagerazione tecnica” rappresentata dall'utopia del progresso illimitato e “l'arroganza filosofica” rappresentata dall'idea del dominio su una natura concepita come ciò che è disponibile ad essere manipolato a piacere. Sotto questo prospetto il socialismo reale – che Jonas chiama “marxismo” - e il capitalismo sono entrambi soggetti al culto della tecnica, anche se il socialismo reale presenta il vantaggio dal lato della “disciplina sociale”, ovvero può imporre più facilmente ai propri cittadini alcune rinunce in nome di un bene futuro (capitolo 5, La responsabilità oggi: il futuro minacciato e l'idea di progresso).
Fondare un'etica cosmica basata sul “dovere della paura” rispetto ai possibili esiti catastrofici delle nostre azioni e sul “coraggio della responsabilità” [PR, p. 285] è un passo necessario per affrontare e cercare una soluzione politica ai grandi problemi del presente: sovrappopolazione, esaurimento delle risorse naturali, problema energetico e problema ambientale (capitolo 6, La critica dell'utopia e l'etica della responsabilità).
L’imperativo morale ecologico:
1.         Agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la permanenza di un’autentica vita umana sulla terra;
2.         Agisci in modo che le conseguenze della tua azione non distruggano la possibilità futura di tale vita;
3.         Non mettere in pericolo le condizioni della sopravvivenza indefinita dell’umanità sulla terra;
4.         Includi nella tua scelta attuale l’integrità futura dell’uomo come oggetto della tua volontà.
 
Anche per Jonas come per Jung esiste un ARCHETIPO: la manifestazione concreta dell’imperativo categorico è il senso di responsabilità, che trova il suo archetipo originario nelle cure dei genitori verso i figli. Infatti, è proprio il neonato, nella sua nuda e indifesa esistenza, che funge da attestazione evidente e da inconfutabile “paradigma ontico” della coincidenza ontologica tra essere e dover essere, ossia tra la vita e l’appello a far sì che la vita continui.
 
Jonas critica sia il marxismo che il capitalismo, perché sono due facce della stessa medaglia dell’utopismo prometeico dell’Occidente: frasi come “potere è sapere”, “il tempo è denaro”, “asservimento della natura per il progresso”, stanno portando alla distruzione ecologica della natura. Il deterrente dell’euristica della paura, deve portare ad una saggia terza via del principio di responsabilità che si trova tra l’eccesso di speranza (Bloch) e l’eccesso di disperazione (Anders).   

Licenza Creative Commons
Blook: The Future of Homo Sapiens (Sapiens?) by Fabio Marinelli - Italia - MRNFBA6.. is licensed under aCreative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported License.
Based on a work at fabiomarinelli.ilcannocchiale.it.
Permissions beyond the scope of this license may be available at f.marinelli@alice.it




permalink | inviato da fabio1963 il 28/11/2011 alle 19:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Sfoglia ottobre        dicembre
Capitoli:
Consiglio i siti:
Biografia e ideali:
Laureato a Bologna. Mi affascina occuparmi come hobby della sociologia e filosofia, tenendo ben presenti i problemi della natura, che soffre oltremodo per la presenza asfissiante dell'uomo. Il mio ideale è trovare una forma di convivenza degli uomini che: 1) abolisca le guerre; 2) promuova uno sviluppo sostenibile; 3) trovi un equilibrio permanente con la natura del pianeta Terra; 4) ridistribuisca le risorse tra tutti gli abitanti del pianeta; 5) aumenti le risorse relative su scala mondiale, mediante diminuzione della popolazione con un rientro morbido sotto i 4 miliardi, prima della fine del petrolio. "Imagine there's no countries It isn't hard to do, Nothing to kill or die for And no religion too. Imagine all the people Living life in peace... You may say I'm a dreamer But I'm not the only one. I hope someday you'll join us And the world will be as one. Imagine no possessions, I wonder if you can, No need for greed or hunger A brotherhood of man. Imagine all the people Sharing all the world..." Imagine di John Lennon
Sondaggio:
Per la SOPRAVVIVENZA del BLOG: CLIKKAMI per fare una DONAZIONE a piacere mediante l'uso di PayPal
Proponi su Blog News
Donazione con PayPal
Guest Book
Ricerca Google in Sito
------------------------------------
--- Primi ingressi nel blog ---
------------------------------------
Ingressi TOTALI: 1

Per MIGLIORARE il BLOG: CLIKKAMI per scrivere sul GUESTBOOK
------------------------------------
Support Wikipedia
------------------------------------
Clikkami per ricerca Google dentro il sito
------------------------------------
adv