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Dopo 32 anni dalla strage di Bologna, l'Italia è cambiata veramente?
post pubblicato in diario, il 2 agosto 2011



Immagini della strage di Bologna del 2 Agosto 1980.
 
Sull’isola c’è un bandito si chiama Salvatore Giuliano, viene dalla miserrima Montelepre, ha contatti con i servizi segre­ti americani, con i fascisti, con la mafia e se ne va in giro rubando, sequestrando e ammazzando. Ai comunisti vittoriosi spara­ addosso il primo maggio1947, a Portella della Ginestra. Il 5 luglio1950, lo Stato ita­liano dichiara che Giuliano è stato ucciso dopo uno scontro a fuoco con i carabinieri e mostra il suo cadavere nel cortile di una masseria di Castelvetrano, paesello polverosissimo, mafiosissimo e caldissimo in provincia di Trapani. Ma è tutta una mes­sa in scena. Giuliano è stato tradito da suo cugino Gaspare Pisciotta, che lo ha ucciso nel sonno. Il cugino Pisciotta, però, invece di ottenere la ricompensa, viene arrestato e in un aula di tribunale a Viterbo minac­cia: “Siamo un corpo solo, banditi, polizia e mafia, come il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo”  e annuncia che Giuliano ha scrit­to un “memoriale”. Nell’attesa che elabori il concetto, nel carcere dell’Ucciardone lo avvelenano con un caffè alla stricnina. Si troverà il memoriale? Mai.
Il caso Giuliano è affascinante perché è il protomistero italiano. Vi si trovano già quasi tutti gli ingredienti: il memoriale scomparso, il traditore avvelenato, la ma­fia (un’entità che di per sé non esiste) come parte della Santissima Trinità, la congiura internazionale (fu la Cia a ordinare la stra­ge dei comunisti?). E per la sua durata: il “caso Giuliano” ha continuato a occupare la nostra storia, con “falsi memoriali”, “omis­sis”, “segreti di Stato” fino ai giorni nostri.
 
LA STORIA INFINITA PERÒ ha una svol­ta nel 2010, quando la procura di Palermo ordina la riesumazione della salma di Giu­liano. È veramente lui, il morto? È possibile che il “vero” Salvatore Giuliano sia stato fatto espatriare in America con tut­ti i suoi segreti? Ah, ora la scienza ci permetterà di sapere la verità! Si apre la tomba, si preleva un pezzo di quello che resta, si estrae il dna e lo si compara con gli indumenti che sicuramente sono ap­partenuti al bandito. Mannaggia! La scienza non ci viene incontro: non si riesce a estrar­re nessun dna dalla camicia. Niente da fare: non saranno i computer, gli spettrogra­fi, i microscopi elettronici, gli algoritmi, l’antropologia forense, la psicobiologia a risolvere i misteri italiani. CSI non si adatta alla nostra storia: la nostra “scena del cri­mine” non è mai scientifica. È’, piuttosto, “italiana”. E questo spiega come mai la no­stra polizia scientifica abbia una storia di errori e dimenticanze clamorose, fino all’ul­timo caso di Meredith Kercher.
Adesso prendete una persona che, co­me me, ha abbondantemente compiuto i sessant’anni. Quando ero giovane, uno dei più grandi poeti italiani, forse il maggiore, Pier Paolo Pasolini, scrisse un articolo che divenne subito famoso e ancora adesso è stampato sulle T-shirt. Cominciava così:
«Io so. Io so i nomi dei responsabili di quel­lo che viene chiamato golpe (e che in realtà è una serie di golpes istituitasi a sistema di protezione del potere). Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969. Io so i nomi dei respon­sabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974...». E continuava con un lungo elenco di nefandezze, per di­re infine: «Io so. Ma non ho le prove. Non ho neppure indizi».
Ebbene, con ogni probabilità statisti­ca morirò senza sapere nemmeno come è andata davvero l’uccisione del poeta Pier Paolo Pasolini, la quale, a 35 anni di distan­za, è ancora avvolta nel mistero.
 
 
CON OGNI PROBABILITÀ la mia generazione morirà senza sapere alcune cosette che l'hanno accompagnata nel corso della sua esistenza, ovvero:
Chi e perché ha messo la bomba in piaz­za Fontana nel 1969. Come è stato possibile che un ferroviere anarchico che non c’en­trava nulla sia stato portato in Questura, ivi tenuto tre giorni e poi trovato morto nei cortile della stessa?
Chi aveva ordinato di muovere i carri ar­mati per un colpo di Stato a Roma nel 1970?
Perché sono stati compiuti attentati ai treni. E in piazza a Brescia. E alla Questu­ra di Milano. E poi, ancora, alla stazione di Bologna nel 1980.
Come è stato possibile che la Brigate Rosse abbiano tenuto prigioniero Aldo Moro nel centro di Roma per quasi due mesi senza che i servizi segreti di mez­zo mondo lo trovassero. E come è stato possibile che il ministro degli Interni di allora, Francesco Cossiga, abbia affidato tutte le indagini a membri di un’associa­zione segreta, la loggia massonica P2, che Aldo Moro lo voleva morto. E come è stato possibile che quello stesso uomo politico (reduce da tanto disastro) sia stato nomi­nato presidente della Repubblica.
Chi è stato a tirare giù il DC9 Itavia sui cieli di Ustica.
Come è stato possibile che Giulio Andre­otti sia stato l’uomo politico più popolare della prima Repubblica e poi, una volta si sia riconosciuto che, perlomeno fino al 1981, incontrava di persona i capi della ma­fia, in riunioni in cui si parlava di omicidi, non abbia perso molto in popolarità.
I misteri italiani sono molti più di que­sti, ma una cosa li accomuna. La loro natura intrinseca è tale che, da una parte, non pos­sano essere risolti; e dall’altra producano nuovi misteri.
Ecco due esempi di questa particolari­tà nazionale. Nel 1963 venne istituita la prima “Commissione antimafia”, forma­ta da deputati e senatori. Doveva stabilire se quella mafia di cui si parlava, esisteva davvero, oppure se era una invenzione dei comunisti. La Commissione interrogava, raccoglieva materiali e alla fine produceva le Relazioni finali. Da allora - come nella Biblioteca di Babele di Borges - ogni legi­slatura ha prodotto la sua Antimafia e le sue Relazioni, con gli immancabili “omis­sis’. È il più grande corpus cartaceo della Repubblica italiana: decine di migliaia di volumi, oggetto di una len­tissima digitalizzazione.
Ma la fantasia istituzionale della Commissione antimafia era destina­ta a essere superata, nel 1988, dalla “Commissione parlamentare bicame­rale d’inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individua­zione dei responsabili delle stragi” (detta “Commissione stragi”). Nata per indagare ulteriormente sul de­litto Moro, in vent’anni la Stragi ha aggiunto numerosi altri misteri ai suoi compiti e soprattutto ha assun­to giornalisti e consulenti per essere assistita; non ha mai prodotto nulla di significativo, ma ha distribuito moltis­simi stipendi. (Qualche bello spirito prevede che il momento magico arri­verà quando il numero di consulenti delle commissioni stragi eguaglierà il numero dei morti delle stragi stesse).
Visti i precedenti, sembra diffici­le che anche la generazione giovane riesca a sapere qualcosa. L’immedia­tezza di Google, la sua virtuale abolizione del tempo di ricerca, la sua dilatazione spropositata di sinapsi dovrebbero in teoria facilitare la risoluzione dei misteri, ma due potenti fattori giocano contro segretezza e oblio da una parte e dall’altra, assenza di autorità nella rete, che fa sì che le interpretazioni più diverse possano avere la stessa credibilità, e dunque annullarsi.
Uno dei risultati più duraturi della produzione di misteri resta così il linguaggio che da anni caratterizza il nostro paese. Così come siamo stati l’unico paese europeo ad avere avuto i nostri 70 anni d pace punteggiati di bombe, stragi, esplosioni; così come siamo stati l’unico paese europeo a essere stato attraversato da un’incredibile mattanza mafiosa (diecimila morti nel decennio ‘80-’90) nelle regioni meridionali; così alcune espressioni legati ai misteri sono entrate nel lessico quotidiano, ricevendo poi addirittura la dignità d espressioni scientifiche.
Ne faccio qui un breve elenco:
 
POTERI OCCULTI. Il termine viene dall’Ottocento. Poteri occulti sono quelli massonici e parallelamente, anche quelli vaticani. Manovrano le grandi istituzioni e sono annidati praticamente dappertutto: magistratura, esercito guardia di finanza. I più noti poteri occulti sono organizzati in “logge”, alcune delle quali sono ufficiali, altre sono “coperte”: praticamente tutte le persone importanti italiane sono sospettate di far parte di una loggia e porgono ossequio e fedeltà ad unVENERABILE MAESTRO. Se non lo sono vuol dire che non sono importanti. I “poteri occulti” sono anche al vertice della mafia siciliana (come si può infatti credere che dei contadini analfabeti possano essere a capo di una così potente holding finanziaria?). La loggia più famosa è la Loggia Propaganda Due, detta P2, scoperta nel 1981, guidata da Licio Gelli (ancora in attività) e da Umberto Ortolani (morto nel 2002). Inchieste giudiziarie hanno scoperto nel 2010 una P3 e nel 2011 una P4, guidata da Luigi Bisignani, che era uno dei più giovani iscritti alla P2. Iscritti alla P2 erano anche, per esempio, Silvio Berlusconi e Fabrizio Cicchitto. Da P2 viene il termine PIDUISTA, usato come insulto.
 
LA PIRAMIDE ROVESCIATA. L’immagine si deve all’onorevole Tina Anselmi che guidò la commissione d’inchiesta sulla loggia P2. «Abbiamo scoperto il vertice della piramide, solo per accorgerci che sopra il suo apice ne sorge un altro, speculare».
Naturalmente le commissioni d’inchie­sta non raggiungono mai la verità. La VERITA’, peraltro, è difficile da stabilire. Ai tempi del Pci, esisteva per esempio la DOPPIA VERITA’ (una si riferiva al fatto che dirigenti del partito si mettevano d’accordo con i democristiani, l’altra il fatto che ai militanti veniva detto che quella era una messinscena, men­tre l’obiettivo rimaneva la rivoluzione socialista).
 
IL TERZO LIVELLO. Il termine si riferisce a Cosa Nostra e alla gradazione dei suoi omicidi. Quelli di primo livello sono i più banali, quelli di secondo livello un po’ più impegnativi; di terzo livello sono quelli politici. Generalizzando, però, il ‘terzo livello” è diventato un livello superiore a quello di Cosa Nostra stessa, una specie di circolo in cui convivono politici e mafiosi. Sopra il terzo livello, esiste poi il “quarto livello”. I morti ammazzati dal terzo livello [in su] sono detti CADAVERI ECCELLENTI.
 
SERVIZI DEVIATI. Come tutti gli Stati l‘Italia ha i suoi servizi segreti. Ma in genere ogni quattro-cinque anni gli italiani vengono a sapere che i servizi segreti sono “deviati”. Da che cosa? Dalla retta via. Questi servizi segreti deviati sono al servizio di poteri occulti, terzi livelli, logge massoniche. Oppure della Cia o del Kgb. Cosa fanno? In genere mettono bombe, coprono chi ha messo bombe, lucrano sulle note spese, assumono famigliari, ricattano uomini politici. Ma la principale attività dei servizi deviati è il DEPISTAGGIO. Quando si scopre che i servizi sono deviati, viene loro cambiato nome. Così si è passati dal Sifar al Sid, al Sisde, al Sismi, al Cesis, all’Aisi. poteri occulti e servizi segreti deviati fanno funzionare la MACCHINA DEL FANGO (definizione di Roberto Saviano).
 
PRESUNTO. Non ancora condannato definitivamente. In Italia il numero dei presunti è altissimo. Altre volte chi sembra un capo, invece non lo è,e viene comunemente chiamato PUPO. Ovvero una marionetta che viene mossa da un PUPARO.
 
PENTITO. È forse la nostra più brillante invenzione linguistica, che nobilita alla luce della religione cattolica, i comportamenti del delatore, Il “pentito” è quasi sempre un membro di un’organizzazione criminale. Non ci sono pentiti nel mondo della politica. Nella P2 ce ne fu uno solo, Maurizio Costanzo. Il pentito di mafia si confessa (in genere tonnellate di omicidi) e dichiara due cose: 1) Cosa Nostra non è più quella di una volta. 2) D’ora in poi righerà dritto. Cambia nome e appena lo lasciano libero, torna al paese per regolare alcuni conti in sospeso. Nell’apice della lotta alla mafia, ci furono 1850 pentiti di mafia: un numero notevole, se si pensa che molti ancora sostenevano che la mafia non esisteva proprio. Contro il pentito la mafia mette in pratica la VENDETTA TRASVERSALE, ovvero uccide i suoi parenti stretti per convincerlo a tenere la bocca chiusa. Ma il termine oggi è anche usato per una pratica politica normale.
 
 
NEI MISTERI ITALIANI ci sono poi delle circostanze che si ripetono con incredibile frequenza. Per esempio, di fronte a un cadavere eccellente c’è sempre un qualcosa appartenente all’assassinato che non si trova più. [Le borse di Mussolini], la borsa di Aldo Moro, l’agenda [rossa] di Paolo Borsellino, il floppy disk di Giovanni Falcone, gli appunti segreti del generale Dalla Chiesa, i documenti di Roberto Calvi, la lista dei 500 di Michele Sindona. Spesso sparisce anche un “memoriale”, che il defunto aveva scritto in previsione del suo assassinio. Altre costanti: la fonte maggiore del ricatto sono le abitudini sessuali dell’ “attenzionato”. Dai tempi del Sifar fino al “caso Boffo” quello che si cerca è l’omosessualità. Seguono gli adulteri e i figli segreti. Le informazioni confluiscono in “fascicoli” sempre rigorosamente senza firma. (Il Sifar, di questi fascicoli, nel 1970 ne possedeva 157mila. Una legge ordinò di farne un falò, ma non andò proprio così).
Al vecchio corpo cartaceo dei fascicoli si sono oggi sostituiti il respiro, l’intona­zione di voce, le pause, il dialetto delle “intercettazioni telefoniche”. Ci so­no quelle ufficiali, e ci sono quelle che alcune agenzie private possono recu­perare. Ci sono quelle che dovrebbero essere distrutte, ma non lo sono. Ci so­no le espressioni dialettali (o lo slang malavitoso) di difficilissima interpre­tazione. Il risultato è che quasi mai l’intercettazione inchioda; al massi­mo consegna il profilo culturale di una persona. Per esempio: quando il fa­moso banchiere Pierfrancesco Pacini Battaglia dei tempi di Mani Pulite dis­se, intercettato, al telefono: “Di Pietro mi ha sbancato”, intendeva forse dire che gli aveva dovuto pagare dei soldi sotto ricatto? “Ma no”, rispose il ban­chiere: “Avevo detto sbiancato”, che vuol dire, mi ha stupito, mi ha colpito così forte che sono diventato pallido. E quando lo stalliere mafioso Vittorio Mangano offrì un carico di droga per Berlu­sconi e Marcello Dell’Utri gli rispose “Iddu nun sura”: quel “sura”, voleva dire “non suda” o “non scuce”, “non sgancia”? Non gli interessa proprio l’oggetto, o non ha i sol­di per pagare? Bei problemi. Aveva ragione il vecchio Provenzano, che si affidava solo ai “pizzini”. Fogliettini di carta che ci han­no riconsegnato un’Italia del passato, fatta di brani del Vangelo accompagnati da be­nedizioni divine, dimostrazioni di affetto, effusioni familiari.
I misteri d’Italia non finiranno mai.................. 
 
 
L'articolo completo di Enrico Deaglio si trova su Wired di agosto 2011 col titolo "Ostaggi di un segreto perenne".
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Quando scoppiò la bomba e l'Italia perse l'innocenza.

L'articolo che segue è di Curzio Maltese ed è preso da Venerdì de "la Repubblica" n. 1245 del 27/01/2012 (si ringrazia Curzio Maltese e "la Repubblica").

"fu la madre di tutti i terrorismi e di misteri italiani. Dopo 42 anni, il regista della Meglio Gioventù, Marco Tullio Giordana, racconta la strage di Piazza Fontana, la morte di Pinelli e l'omicidio del commissario Calabresi. Partendo da un ricordo.....
 

Per gli articoli originali completi acquistate i rispettivi giornali in edicola: vanno sempre citati gli autori di questi articoli che ringrazio. In questo blog sono sempre citati gli autori ai quali appartiene la proprietà intellettuale dei rispettivi propri articoli, questi articoli sono inseriti parzialmente in questa pagina per l'alto valore storico e culturale degli stessi, in modo che i giovani italiani possano farsi un'idea reale della storia contemporanea e gli anziani non dimentichino. Grazie a Deaglio e Maltese!

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Laureato a Bologna. Mi affascina occuparmi come hobby della sociologia e filosofia, tenendo ben presenti i problemi della natura, che soffre oltremodo per la presenza asfissiante dell'uomo. Il mio ideale è trovare una forma di convivenza degli uomini che: 1) abolisca le guerre; 2) promuova uno sviluppo sostenibile; 3) trovi un equilibrio permanente con la natura del pianeta Terra; 4) ridistribuisca le risorse tra tutti gli abitanti del pianeta; 5) aumenti le risorse relative su scala mondiale, mediante diminuzione della popolazione con un rientro morbido sotto i 4 miliardi, prima della fine del petrolio. "Imagine there's no countries It isn't hard to do, Nothing to kill or die for And no religion too. Imagine all the people Living life in peace... You may say I'm a dreamer But I'm not the only one. I hope someday you'll join us And the world will be as one. Imagine no possessions, I wonder if you can, No need for greed or hunger A brotherhood of man. Imagine all the people Sharing all the world..." Imagine di John Lennon
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